Delle vittime del terremoto recuperate per ora dalle macerie soltanto una è ancora senza un nome. Lunedì sera erano trenta i corpi non identificati. In soli quattro giorni il capitano Eleonora Parroni, 37 anni e il tenente Maria Teresa Sorrenti, 33 anni, medici-legali del Racis di Roma (dei diversi Ris italiani) sono riuscite a dare un’identità a 29 cadaveri irriconoscibili. Le due anatomopatologhe dell’Unità Post Mortem dei carabinieri sono arrivate all’Aquila nella tarda mattinata di lunedì. In elicottero.
“Le salme allora erano state sistemate nell’obitorio dell’ospedale che però è stato ben presto dichiarato inagibile – spiega il capitano Parroni – sono state spostate quindi nell’autoparco della Scuola di Formazione della Guardia di Finanza”. Per evitarne la decomposizione i corpi più devastati sono stati sistemati nelle celle frigorifere di un centro commerciale specializzato nella vendita di carni alla periferia della città. “Il nostro modo di operare è semplice – spiega il tenente Sorrenti – prima di tutto si tratta di evitare quello che avveniva in passato: sfilate di parenti davanti a file di cadaveri irriconoscibili. Abbiamo quindi analizzato con cura le denunce presentate da famigliari in cerca di congiunti scomparsi. Non solo: spesso siamo uscite da quell’obitorio improvvisato per chiedere a donne e uomini in attesa chi cercavano, facendoci spiegare se i parenti che cercavano avevano un segni particolare”.
Al capitano Parroni e al tenente Sorrenti a volte è bastato un tatuaggio, la descrizione di un orecchino o di vestito particolare per dare un nome a resti umani resi irriconoscibili dalla violenza del sisma. “Ma soltanto quando abbiamo avuto un largo margine di certezza abbiamo fatto riconoscere i corpi ai familiari – sottolineano le due anatomopatologhe – ogni identità deve essere infatti confermata da un congiunto che poi sottoscrive un verbale di riconoscimento”. Nell’obitorio ricavato nell’autoparco della Guardia di Finanza resta ora solo un corpo senza nome. “E’ quello di un uomo sui 40, 45 anni. I cui connotati non corrispondono a nessuna delle denunce di persone scomparse e non ancora ritrovate”, spiega il capitano Parroni. Il fatto che ci siano più denunce di dispersi che corpi recuperati conferma che probabilmente sotto le macerie delle case sbriciolate dal terremoto ci sono probabilmente altre vittime.
“E’ un’ipotesi purtroppo molto fondata” dice il capitano Parroni. Lei e il tenente Sorrenti si sono conosciute all’Istituto di medicina legale della Sapienza quando erano entrambe ancora studentesse. Oltre che colleghe sono amiche. La prima ad arruolarsi nell’Arma è stata Eleonora che ricorda: “Un mio compagno di specializzazione mi ha detto che era stato bandito un concorso per ufficiale nei carabinieri. Nella mia famiglia non c’erano né militari né medici legali. E’ successo tutto per caso ma una volta arruolata ho conosciuto una realtà straordinaria. E al bando successivo ho mandato un sms a Maria Teresa dicendole che era un’occasione da non perdere”.
Diventate ufficiali dell’Unità Post Mortem dei carabinieri il capitano Parroni e il tenente Sorrenti sono state inviate a identificare cadaveri ovunque. Eleonora ha dato un nome a molte vittime dello Tsunami del dicembre 2004, Maria Teresa ha dovuto riconoscore i corpi dei soldati periti nell’attentato alla base Maestrale di Nassirya nel 2003. Ora entrambe devono dare un’identità a quell’ultimo corpo sconosciuto nell’autoparco della Guardia di Finanza de L’Aquila.

[fonte: Repubblica.it – Meo Ponte]