L’esplorazione dello spazio è un sogno che ha sempre accompagnato l’uomo e, come tutti i sogni, è in gran parte meravigliosamente illogico. È illogico perché comporta un dispendio di risorse e denaro impressionante che, probabilmente, potrebbero essere utilizzate per cercare di risolvere i problemi che ci circondano a casa nostra, sul nostro pianeta. È illogico perché i pericoli di un impresa di questo genere sono enormi e troppo spesso mortali. È illogico perché tentare un’avventura simile ci costringe a fare i conti con noi stessi, coi nostri limiti, ci forza a trovare soluzioni a problemi apparentemente irrisolvibili. Eppure fin dall’antichità non abbiamo potuto fare a meno di sognare viaggi tra le stelle, esplorazioni interplanetarie, contatti con civiltà extraterresti. Ma cos’è questa ossessione? Follia? Ambizione? Riguardando oggi l’impresa dello sbarco sulla Luna si prova un certo senso di smarrimento. Che ne è stato di quegli uomini che sono stati in grado di fare una cosa simile? Dove sono finiti quei meravigliosi folli, insensati, egoisti nella loro ambizione di superare i limiti invalicabili della nostra natura? La realtà di un pianeta scosso da guerre, carestie, epidemie, fame, li ha cancellati e sostituiti con uomini più pragmatici, concreti, di buon senso. Ma, se ci guardiamo attorno, ci possiamo facilmente rendere conto che questo ritorno alla ragione non è servito a risolvere i nostri problemi. E allora che fare: la logica consiglia prudenza e costanza, il cuore pretende coraggio e follia. Noi uomini siamo stati dei matti a mettere piede sulla Luna, ma oggi che siamo tutti più sensati quanto rimpiangiamo quella sana, concreta follia?