Kai Zen non è – come potrebbe pensare qualcuno – un collettivo di scrittori che si ispira alla disumana “metodologia di miglioramento continuo” escogitata dagli illuminati manager della Toyota, ma un interessante brigata di scienziati della letteratura. Già, perché l’opera di questo folle gruppo di scrittori (per l’esattezza sono quattro: Jadel Andreetto, Bruno Fiorini, Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani) non si può definire che pura ricerca letteraria. In particolare loro si sono occupati – e si occupano tutt’ora – della scrittura collettiva. Hanno accumulato con gli anni (sono nati ufficialmente nel 2003) una discreta esperienza e sviluppato tutte le varie metodologie di lavoro necessarie per imbrigliare quel terrificante caos di scritti che precede la nascita di un romanzo collettivo.
E sono diventati parecchio bravi sia nel ruolo di scrittori che in quello di coordinatori, organizzatori, editor e quant’altro ruoti attorno ai loro lavori. Una testimonianza quantitativa (per un giudizio qualitativo invitiamo il lettore a valutare da solo leggendo i lavori dei Kai Zen direttamente a questo indirizzo) della loro capacità di condensare e varare mondi (che per comodità, e semplicità, siamo costretti a chiamare semplicemente “romanzi”) è data dal notevole numero delle loro pubblicazioni: nel 2003 danno alle stampe – in collaborazione con Wu Ming – Ti chiamerò Russell (Bacchilega), nel 2004 realizzano sul famoso personaggio inventato da Valerio Evangelisti La potenza di Eymerich (Bacchilega), nel 2005 è la vota di Spauracchi (Bacchilega) e nel 2007 pubblicano con Mondadori La strategia dell’Ariete.
Ma il valore di un gruppo è dato dalla somma delle sue parti. Questo, naturalmente vale anche per il Kai Zen: va detto che il collettivo non si è appiattito sulla scrittura di gruppo. Ha dimostrato di saper esaltare le capacità dei singoli membri che non si sono fatti mancare pubblicazioni individuali molto interessanti. Pispisa – il più prolifico – ha scritto nel 2004 Multiplo (Bacchilega), nel 2005 Città perfetta (Einaudi), nel 2007 Gaijin (Schiaffo Edizioni), nel 2008 La Terza Metà (Marsilio). Jadel Andreetto, invece, si è dedicato tra le altre cose a Bologna Operaia – Inchiesta fra i metalmeccanici (Socialmente, 2007) e a Mi Buenos Aires querido (Schiaffo Edizioni, 2007). Loro lavori sono comparsi anche in alcune antologie come Sangue corsaro nelle vene, (Bacchilega, 2005), Tutti giù all’inferno (Giulio Perrone Editore, 2007) e Sputi (Bacchilega, 2008).
Morena Fanti li ha incontrati e intervistati per il Cerchi Azzurro: da quell’incontro è nata una conversazione fondamentale per comprendere la filosofia di questo gruppo di autori che riconoscono apertamente il loro debito nei confronti della Rete senza la quale sarebbe stato molto più complicato svolgere i loro esperimenti di scrittura collettiva. Inoltre, adottando per diffondere i loro lavori le licenze Creative Commons, hanno contribuito in maniera significativa a divulgare in Italia la conoscenza dei principi del copyleft. Anche in questo senso, grazie ai loro diabolici esperimenti di scrittura collettiva, hanno concorso a innescare un’evoluzione nell’editoria che oggi è un dato di fatto, ma che fino a poco tempo fa era pura fantascienza.