“Rinunciate alla svendita delle spiagge per difendere il turismo di qualità”. E’ la richiesta di Legambiente ai comuni che hanno conquistato le Bandiere Blu 2011 della Fondazione per l’educazione ambientale (Fee), per cercare di contrastare gli effetti del recente Dl Sviluppo, il Decreto Legge del governo Berlusconi che all’art. 3 prevede il diritto di superficie della durata di 90 anni sulle coste e i litorali. Lo ha confermato in questo mese di maggio il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, precisando tuttavia che «la spiaggia resta pubblica a tutti gli effetti».

La reazione delle associazioni ambientaliste si è subito fatta sentire: “Mai avremmo potuto immaginare di raggiungere un punto così in basso. Il Belpaese smembrato e devastato dal cemento, in mano alla criminalità e agli speculatori con l’ avallo del Governo», ha commentato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente secondo il quale il diritto di superficie «di fatto privatizza il patrimonio costiero» . Per Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, il provvedimento si configura come «una vera e propria spiaggiopoli: con meno di 1.000 euro al mese, pari alla locazione di un bilocale a Roma e Milano, sarà possibile affittare uno stabilimento balneare da 10.000 metri quadrati per 90 anni».

Anche l’Unione Europea non ha tardato a far sentire la sua voce. Si apre un nuovo contrasto tra il governo italiano e Bruxelles. La Commissione europea si dichiara «molto sorpresa» se il decreto che concede le spiagge in concessione ai privati per 90 anni  fosse confermato, in quanto «il provvedimento non sarebbe conforme con le regole del mercato unico europeo». Lo ha indicato Chantal Hughes, portavoce del commissario al Mercato interno Michel Barnier, riferendo che Bruxelles ha chiesto alle autorità italiane chiarimenti sul decreto presentato giovedì dal ministro Tremonti. «Quello che ci inquieta in particolare è se alla fine del periodo di concessione non ci sia il diritto quasi automatico per il concessionario a ottenere il rinnovo», ha precisato Hughes. Secondo Bruxelles, già ora il rinnovo «quasi automatico» delle concessioni dopo sei anni non garantisce a tutti la possibilità di offrire i propri servizi. «Non mettiamo in discussione la necessità per un investitore di avere la certezza dell’investimento, ma la concorrenza va garantita», ha concluso Hughes. Insomma: una nuova forma di monopolio privato secolare sui beni pubblici, col beneplacito di un governo che parla di riformare il paese dai lacci e i lacciuoli.

Da qui l’iniziativa di Legambiente: invitare gli amministratori dei comuni costieri a firmare un appello sul proprio sito(www.legambiente.it) per impedire la “svendita” delle spiagge che, di fatto, si profila con l’attuazione del Decreto Sviluppo. “Chiediamo ai Comuni di prendere una posizione forte – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente, Sebastiano Venneri – e di stare davvero dalla parte del turismo di qualità, quello che oltre all’acqua pulita e servizi efficienti guarda con attenzione alle risorse naturali e al paesaggio, pianificando correttamente lo sviluppo del territorio in modo da migliorare le condizioni di soggiorno per tutti i turisti e non solo. Il decreto del governo invece – ha proseguito Venneri – va esattamente nella direzione opposta poiché salvaguarda solo l’interesse dei gestori degli stabilimenti e degli speculatori edilizi senza portare alcun beneficio a residenti e vacanzieri, che con l’attuazione di questa legge troveranno presto di fronte ad accessi al mare negati se non a pagamento e a spiagge blindate e più care”.

Legambiente ricorda, infatti, che con questo decreto le spiagge verrebbero concesse per un tempo lunghissimo senza alcuna gara o controllo e che attraverso il diritto di superficie si potranno aggirare le normative di tutela legalizzando persino costruzioni abusive e aprendo le porte a nuove edificazioni nella fascia dei 300 metri dalla battigia. Tutto ciò senza che i Ministeri dei Beni culturali e dell’Ambiente siano in alcun modo coinvolti nelle autorizzazioni, parchè a gestire il tutto sarebbe l’Agenzia del Demanio, con Regione e Comune che si spartirebbero gli introiti.

“Il paesaggio costiero rappresenta un patrimonio inestimabile che appartiene a tutti gli italiani. Le spiagge e le coste devono essere accessibili e fruibili da tutti i cittadini e non possono essere cedute ai privati in cambio di pochi euro allo Stato o alle amministrazioni locali. Per questo – conclude il vicepresidente di Legambiente – chiediamo ai Sindaci d’impedire che nel territorio da loro amministrato si consumi un simile scempio che porterà sui litorali italiani nuove colate di cemento, perlopiù abusive, con danni incalcolabili per il nostro paesaggio costieri”.

Col rischio naturale dell’infiltrazione della criminalità organizzata.

Fonti: legambientecorriere.it