Chi ci segue sa quanta importanza diamo alla figura del presidente della Repubblica e quanta stima e fiducia riponiamo in Giorgio Napolitano. In passato si è dimostrato una persona equilibrata e saggia, capace di distinguere il bene comune dagli interessi individuali (anche forti e apertamente ostili a lui e alle istituzioni repubblicane), forte abbastanza da intervenire personalmente quando le circostanze lo richiedevano.
Il suo compito è quello di vigilare sulla nostra Costituzione e sulla Repubblica, il nostro come cittadini liberi è quello di elogiare i suoi successi e fargli notare gli errori ma, sulla questione dell’intervento militare italiano in Libia, noi riteniamo che il presidente della Repubblica abbia sbagliato.

A nostro avviso è stato un gravissimo errore da parte di Napolitano intervenire, dopo il vertice Berlusconi-Sarkozy per dichiarare che: «Nel ricordo delle lotte di liberazione e del 25 aprile in particolare noi italiani sentiamo di non poter restare indifferenti di fronte al rischio che vengano brutalmente soffocati movimenti comunque caratterizzati da una profonda carica liberatoria. Non potevamo rimanere indifferenti alla sanguinaria reazione del colonnello Gheddafi in Libia. Di qui l’adesione dell’Italia al giudizio e alle indicazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e quindi al piano di interventi della coalizione postasi sotto la guida della Nato».

Per quanto possa essere condivisibile il pensiero del presidente della Repubblica (e anche chi scrive si sente di condividerlo), lui dovrebbe ben sapere che una decisione così importante come l’ingresso attivo in una guerra contro un Paese straniero (seppure in soccorso della popolazione oppressa di questo Paese), dovrebbe essere presa esclusivamente dal Parlamento della Repubblica. Il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica, il capo supremo delle forze armate, non hanno l’autorità per decidere in totale autonomia al di sopra della rappresentanza popolare.

È un grave imprimatur quello che il presidente della Repubblica ha dato a Silvio Berlusconi il quale non ha perso occasione per umiliare la volontà del popolo italiano, raggirandolo con un volgare trucco da imbonitore anche sulla questione dei referendum. L’Italia non è un emirato e il presidente del Consiglio non né è il sultano, gli italiani non sono né i suoi sudditi né i suoi dipendenti e non sono costretti a sottoporsi, senza possibilità di esprimersi, alle sue decisioni. Lui non rappresenta che una maggioranza del Paese (ma meno della metà della popolazione a dire il vero).

È il Parlamento (nel rispetto dei poteri a cui è sottoposto, in primis quello della Magistratura) che ha mandato dal popolo di decidere sul futuro della Nazione e non il presidente del Consiglio. Fa specie sentire, proprio dai banchi della maggioranza, appelli a ristabilire la centralità del Parlamento quando, dall’inizio di questa legislatura, il Governo ha usato un’infinità di decreti legge anche senza che esistessero vere emergenze e voti di fiducia. Non dimentichiamo poi gli “accordi internazionali” presi personalmente, e senza appellarsi al Parlamento, dal presidente del Consiglio a nome di tutta la Nazione (quello con Sarkozy non è che l’ultimo di una lunga lista). Detto per inciso: il Sarkozy può, secondo la costituzione francese, non consultare il parlamento e iniziare una guerra. Cosa che puntualmente ha fatto nel caso libico. Ma il caso francese è unico in Europa: tutti gli altri stati devono ricorrere al parlamento in tale frangente.

Lascia sgomenti questa prassi di agire sopra le teste degli italiani, al di fuori del Parlamento, forti di un mandato che si pretende senza limiti e senza obblighi verso nessuno, neppure verso chi quel mandato l’ha affidato – a nostro avviso troppo alla leggera – a un uomo che ha in mente esclusivamente i suoi personalissimi interessi. Avremmo preferito vedere, in questo frangente, il presidente della Repubblica schierato dalla parte della “normalità”, delle regole democratiche che dovrebbero scandire la vita della nostra Nazione. Forse la fretta non è stata buona consigliera, ma è obbligo per tutti i cittadini liberi di questo Stato ricordare a chiunque – soprattutto al presidente della Repubblica – che la Repubblica e il popolo sono una cosa sola ed è al popolo che tutti i poteri devono rimettersi per prendere le decisioni che riguardano così pesantemente la vita della Nazione, e il popolo decide attraverso i suoi rappresentanti in Parlamento o con le consultazioni referendarie. Quando una decisione grave come quella di partecipare attivamente a una guerra è presa dal Parlamento eletto dagli italiani, la responsabilità ricade su tutti e tutti ne sono partecipi nel bene e nel male, quando invece a prenderla è solo il presidente del Consiglio chi si assumerà la responsabilità?

Lo ripetiamo a scanso di equivoci: abbiamo massima stima nel Presidente Napolitano, la sua figura è stata essenziale in questi mesi di tribolata vita politica. E proprio per la stima che nutriamo per la sua persona e per la sua funzione, ci permettiamo, da liberi cittadini, di esprimere i nostri timori. Di fronte alle evidenti forzature anti-democratiche operate quasi quotidianamente dal presidente del Consiglio, appare necessario adottare un atteggiamento fermo, nel rispetto scrupoloso delle regole costituzionali, senza aver paura di apparire troppo rigidi. Dura lex, sed lex e soprattutto la Legge è uguale per tutti.