Come sempre, quando si parla della serata finale dei Premi Flaiano lo spettacolo è garantito. Di qualità anche le presenze di quest’anno, come era parso evidente già dall’annuncio degli ospiti. Stavolta, nuovamente con la conduzione di Andrea Vianello, le star si sono chiamate Paolo Villaggio, Antonio Albanese, Lina Wertmuller, Francesca Neri, Riccardo Scamarcio, Chiara Noschese e Beppe Fiorello. Alcune curiosità: Riccardo Scamarcio ha voluto ringraziare pubblicamente Lina Wertmuller, perché fu determinante all’inizio della sua carriera. La celebre regista ha risposto lasciando aperto uno spiraglio per una possibile collaborazione futura tra lei e l’attore pugliese, svelando poi che «Ho passato molte estati della mia infanzia a Francavilla al Mare, e quindi sono abbastanza legata a questi luoghi. Non dimentico, poi, di aver avuto il piacere di conoscere Flaiano». Antonio Albanese, invece, ha parlato della genesi di Cetto La Qualunque, il suo politico ciarlatano che tanto successo sta avendo in questi ultimi tempi: «Questa politica schifosa, orrenda, inguardabile mi ha ispirato questo personaggio, che è nato 5 anni fa. La prima volta che l’ho proposto, qualcuno mi ha detto che era esagerato, ma in realtà direi che Cetto La Qualunque è stato un’anticipazione di tante cose che poi abbiamo visto fare dai nostri politici». Sul suo metodo di recitazione, Albanese ha aggiunto: «Mi fido poco della tecnica, perché è un po’ puttana». Il comico non vede un bel futuro all’orizzonte, e per questo motivo sta «già studiando alcuni nuovi personaggi da presentare al pubblico: sto pensando al Ministro della Paura, o anche al Sottosegretario dell’Angoscia. Scherzi a parte, mi piacerebbe che domani cambiasse questo clima che stiamo vivendo attualmente». Gran finale affidato a Paolo Villaggio, che nei pochi minuti trascorsi sul palco del Teatro D’Annunzio ha fatto da mattatore con il suo consueto stile da satiro dissacrante: «Secondo me, quello che mi date stasera non è un premio alla carriera, ma un premio alla memoria. Con l’occasione, voglio dire che quando sarò morto, non vorrei essere né tumulato né cremato: bollitemi!». Villaggio non risparmia nessuno, neanche “l’intoccabile” presidente del Premio, Edoardo Tiboni, e lo bombarda di battute: «Ma è vivo?». Poi, vedendo che l’ex giornalista Rai non risponde, chiede se sia sordo e ammette che, quando è arrivato a Pescara per ritirare il Premio Flaiano, non sapeva minimamente chi fosse Edoardo Tiboni. Il quale, dal canto suo, se la ride, e alla fine Villaggio – nel ringraziare tutti per il riconoscimento ricevuto – va da lui e gli stringe la mano, non prima di aver ricordato che, al suo primo spettacolo, «C’era uno del pubblico che rideva talmente tanto da cadere a terra: era Ennio Flaiano».
Per la sezione Narrativa i Premi Flaiano sono andati a: Alberto Arbasino per “L’ingegnere in blu”, edito da Adelphi; Ismail Kadaré, “La figlia di Agamennone”, pubblicato da Longanesi e, infine, ad Alice Munro per i suoi racconti “La vista da Castle Rock”, Einaudi. I tre autori, durante la cerimonia di premiazione, concorreranno anche per il premio Superflaiano.
“L’ingegnere in blu”, di cui racconta Alberto Arbasino nel suo libro, non è altro che il suo vecchio amico Carlo Emilio Gadda. Si tratta di un interessante ritratto dello scrittore milanese che è anche un autoritratto, dove ora Arbasino legge Gadda per raccontare se stesso, ora legge se stesso per raccontare Gadda.
Ismail Kadaré racconta, anzi denuncia, i terribili giochi di potere del regime totalitario comunista in Albania, fra il 1984 e il 1986.
E’ invece ambientato nel XVIII secolo il viaggio di Alice Munro, e della sua famiglia, dalla Scozia al Canada, per superare le difficili condizioni economiche. Non si tratta però di un racconto strettamente biografico, la Munro si abbandona anche ad una parte di immaginazione.
Nell’ambito di 15 opere sono invece stati scelti i vincitori per la sezione Italianistica. I Premi andranno a Michail Andreev, “Storia della letteratura italiana: il Rinascimento. Il secolo dell’Umanesimo”; Laura Benedetti, “La tigre nella neve” e Thomas Stauder e Angela Barwig, “Intellettuali italiani del secondo Novecento”.

[fonti: AbruzzoBlog.com, TuttoPescara]