I risultati di queste amministrative mostrano, finalmente, uno scenario diverso. In trasformazione.

La Lega ha perso la sua irresistibile spinta (raccoglie 57.403 voti, ma l’anno scorso era arrivata a 74.403) . E’ probabile che dopo aver raggiunto il suo massimo, sia destinata a ridimensionarsi. Come gli organismi viventi anche i partiti, finita la fase di crescita, iniziano ad invecchiarsi e quindi a morire. Continuare a puntare solo su federalismo (leggi pure secessione) e razzismo non basta più. Per tornare a crescere dovrebbe rinnovarsi e parlare di sviluppo, di politica industriale e sociale, di disoccupazione e di difesa dei lavoratori, di redistribuzione della ricchezza non in termini egoistici.  Pensare che i nostri ritardi e i nostri problemi dipendano solo dagli stranieri, e dagli “altri” in genere,  non può bastare.

Anche il Pdl perde. Forse l’alleanza con Fini non era così inutile. Con Fini al suo fianco Berlusconi era più credibile. Gli elettori sapevano che il Premier sarebbe stato controllato, seguito, ridimensionato, indirizzato, moderato dal Presidente della Camera. Ora al Pdl manca un puntello importante, e, infatti, inizia a vacillare. Certo Berlusconi è ancora fortissimo, e in caso di elezioni politiche schiererebbe le sue truppe migliori. Conduttori televisivi, ospiti, spettacoli di intrattenimento sapientemente manovrati, comici e simpatici personaggi della TV, tutti impegnati a diffondere occulti messaggi politici. L’etere si riempirebbe di slogan semplici, efficaci e continuamente ripetuti, a cui le nostre deboli menti difficilmente saprebbero resistere. I programmi televisivi e i TG si riempirebbero dell’immagine di un “Silvio” sorridente, simpatico, smaliziato, affabulatore, donnaiolo, appassionato di calcio, cantante e barzellettiere, insomma, veramente e fortemente italiano. Se poi il vento lo aiutasse anche a far sventolare il tricolore, allora avrebbe rivinto di sicuro.


Il ridimensionamento
della Lega, poi, lo ha favorito. Allo stato attuale il leader maximo, il capo assoluto, il Re, l’Imperatore è lui, e non può che essere lui. Paradossalmente queste elezioni lo hanno aiutato a consolidare la sua leadership. Non c’è più Fini a tirarlo da un lato e non c’è più la Lega a tirarlo dall’altro.

La Sinistra si riscatta e ci mostra che, potenzialmente, può farcela. Potrebbe arrivare in alto. Quello che le manca, però, è il condottiero che la guidi, che prenda per mano dei soldati allo sbando e li trasformi in una armata compatta, disciplinata e, soprattutto, fedele. Diciamo che se Berlusconi è Annibale, la Sinistra non ha ancora trovato il suo Scipione l’Africano. E senza un generale di quell’abilità e genialità difficilmente potrà vincere le prossime politiche.