Il problema è che il 70 per cento degli edifici italiani non è a norma. E tra questi ci sono anche quelli che sono strategici in caso di emergenze come quella che ha colpito domenica scorsa L’Aquila. Non è possibile che le prime a cedere siano proprio le strutture necessarie a far fronte all’emergenza. Eppure nonostante la tragedia si pensa ancora di rinviare l?entrata in vigore delle nuove regole antisismiche?. Per Alessandro Martelli, responsabile della sezione prevenzione rischio naturale dell’Enea il crollo dell’Ospedale e della Prefettura del capoluogo abruzzese, non può essere giustificato nemmeno con un terremoto come quello che c’è stato.

Non è la prima volta che gli edifici pubblici, come le scuole e gli ospedali sono le vittime più frequenti di un evento sismico. Perché?

“Perché nel nostro paese non si fanno i controlli necessari. Soprattutto se si deve costruire un edificio pubblico. Manca la cultura della qualità. Si continua ad andare avanti con gare d?appalto che premiano i risparmi e poi ci si accorge che si è perso in qualità. E’ per questo che crollano le scuole. Eppure dopo il terribile episodio della scuola di San Giuliano si è tentato di mettere in atto dei rimedi, solo che le norme tardano, anche in questo caso ad essere applicate”.

Che vuol dire?
“L?entrata in vigore dei nuovi criteri previsti dall’ordinanza della Protezione civile e che impongono regole più severe e con una maggiore attenzione per la progettazione, rischia di essere prorogata ancora di un anno. Nel decreto mille proroghe – che è stato blindato dal governo – sono stati inseriti degli emendamenti che chiedono di posticipare ancora di un anno l?entrata in vigore di queste norme. Il problema è che il provvedimento rischia di passare così com’è e questo nonostante lo stesso ministero dei lavori pubblici Altero Matteoli, in una lettera inviata a tutte le associazioni che sostengono questa legge abbia manifestato il suo dissenso ad una ulteriore proroga dei termini. Ora alcuni deputati della maggioranza e dell’opposizione stanno portando avanti una iniziativa per bloccare questo ennesimo ritardo”.

Di quali norme si tratta?
“Sono le norme che sono state emanate dalla protezione civile proprio a seguito della tragedia di San Giuliano. Le leggi attualmente in vigore non sono assolutamente adeguate a far fronte al rischio sismico del nostro paese. Magari 60 anni fa potevano anche andare bene, ma certo ora sono superate. Continuare a costruire senza prendere atto di cosa è successo realmente sul nostro territorio, senza prendere atto di quanto abbiamo imparato dalle nostre tragiche esperienze è come andare in autostrada con una carrozza trainata da cavalli”.

Cosa si può fare per rendere più sicure le nostre case, le nostre scuole?
“Le tecnologie certo non ci mancano. Dobbiamo solo riuscire a tradurre in pratica quello che i nostri ricercatori sono riusciti a mettere a punto e che già in alcuni casi hanno anche realizzato. Sappiamo come si fa a proteggere un edificio da una scossa sismica. Sappiamo rendere sicuri le case, le scuole e anche gli ospedali. Dobbiamo cominciare a farlo e con urgenza”.

[fonte: L’Espresso]