Parliamo di sessismo nelle opere di fantasia. È possibile stabilire, in maniera oggettiva, quando una storia di fantasia rappresenta in maniera sessista le donne?

La risposta è no, ma esistono due test empirici che posso dare un’indicazione in tal senso. Entrambi i test arrivano dagli Stati Uniti dove il sessismo è una questione lontana dall’essere risolta, ma molto dibattuta. Sto parlando dei test di Bechdel e del Mako Mori. Si tratta di due test basati entrambi su tre condizioni, il verificarsi di una, di due o di tutte e tre le condizioni richieste dai test aumenta o diminuisce il punteggio della storia esaminata. Quindi se si verificano tutte e tre le condizioni dei due test citati siamo in presenza di una storia non sessista? Non è detto. Questi due test non sono in grado di valutare se e quanto le donne raccontate nelle opere di fantasia siano stereotipate o appiattite su modelli femminili proposti, nella stragrande maggioranza dei casi, da uomini. I due test servono però per capire quanto peso abbiano i personaggi femminili all’interno di una trama. In parole povere i due test ci dicono se in un’opera di fantasia le donne compaiono solo come personaggi secondari, se interagiscono anche tra loro, oppure se sono solo contorno ai personaggi maschili attorno a cui gravitano. I due test fino ad oggi sono stati usati per valutare le opere cinematografiche, ma nulla vieta di applicarli a qualsiasi tipo di storia di fantasia, dai romanzi alle opere teatrali.

Il test di Bechdel

Nel 1985 la fumettista Alison Bechdel pubblica una vignetta (della serie Dykes to Watch Out For) in cui due amiche passeggiano alla ricerca di un film da vedere. Le due amiche cercano, tra le locandine di film machisti, una storia che non sia sessista. Una delle due amiche propone all’altra tre semplici condizioni che devono essere soddisfatte dai film per decidere se meritano di essere visti o meno:

  1. tra i personaggi del film ci devono essere almeno due donne di cui si conosca il nome
  2. le due donne in questione devono parlare almeno una volta tra loro
  3. La conversazione tra loro due non deve riguardare uomini (figli, mariti, colleghi, ecc…)

Il test di Bechdel pretende che le storie a cui si applica abbiano sempre una sequenza narrativa chiara (due donne, conversano tra loro, non parlano di uomini), un’imposizione a ben vedere, ma tutto sommato non un’imposizione così tremenda. Nella vita reale, e forse anche in quella immaginata, quante volte capita di veder parlare tra loro, di questioni che non siano gli uomini, due donne di cui si conoscono i nomi? Quante pellicole passano il test? Molte. Un elenco completo dei film si può trovare sul sito web Bechdeltest.com (va detto però che le pellicole esaminate sono quasi esclusivamente statunitensi). Curiosamente passano il test film come Barbie: The Pearl Princess, anche se il modello di donna offerto dalla famosa bambola non è proprio amato dal movimento femminista. Secondo le statistiche raccolte, su 5451 film esaminati nel 1950 erano circa il 20% quelli che fallivano il test, sono scesi a meno del 10% nel 2013. Un successo per la lotta al maschilismo? Forse, va detto che il favore del pubblico va sia ai film che passano il test, sia a quelli che l’hanno fallito. In entrambi gli schieramenti ci sono pellicole che hanno sbancato il botteghino.

Il test Mako Mori

Il test di Bechdel è troppo vincolante? A quanto pare per molti era così. Tra le voci di dissenso critico si sono fatti sentire con prepotenza gli estimatori di Pacific Rim, una pellicola di fantascienza del 2013 firmata da Guillermo del Toro. Pacific Rim non passa il test di Bechdel: nel film ci sono solo due personaggi femminili (un coprotagonista e un personaggio secondario) di cui si conoscono i nomi, eppure le due donne non parlano mai tra loro. Il regista non ha ritenuto di dover mostrare una conversazione tra le due donne, nonostante entrambe convivano fianco a fianco giorno e notte in una struttura militare, e collaborino per lavoro a una missione comune. Per molti però Pacific Rim non contiene una rappresentazione sessista della donna che nel film combatte un’invasione aliena allo stesso modo degli uomini, senza differenze. La coprotagonista della pellicola, Mako Mori, si guadagna il posto di pilota di uno dei Jaeger del film grazie al proprio talento (e a una sceneggiatura a dir poco “forzata”), oltre a questo si è guadagnata anche il diritto di dare il proprio nome al test alternativo a quello di Bechdel. Secondo il test Mako Mori per non essere sessista un film deve:

  1. avere almeno un personaggio femminile
  2. questo personaggio deve completare un proprio arco narrativo
  3. L’arco narrativo del personaggio in questione deve essere indipendente, non deve essere funzionale allo sviluppo della storia di un personaggio maschile

Lo specchio riflesso

L’altra faccia della medaglia di questi due test riguarda noi, il pubblico di spettatori. Noi che scegliamo di vedere o meno un film in base a criteri che raramente includono l’attenzione a come viene rappresentata la donna. In parole povere i test di cui abbiamo parlato non valutano (a spanne) solo le opere di fantasia, valutano anche i gusti di chi sceglie cosa vedere al cinema. Ma perché dovremmo per forza interessarci a quale sia la rappresentazione della donna in un film di intrattenimento? Forse a questa domanda dovrebbero rispondere le donne.

Ecco una lista parziale di film del 2014 che non passano il test di Bechdel
  • 300: Rise of an Empire
  • Amazing Spider-Man 2
  • Captain America: The Winter Soldier
  • Dawn of the Planet of the Apes
  • Edge of Tomorrow
  • The Expendables 3
  • Godzilla
  • The Grand Budapest Hotel
  • How to Train Your Dragon 2
  • Sin City: A Dame to Kill For
  • X-Men: Days of Future Past

Fonte: Bechdeltest.com