Continua il mio viaggio nell’affascinante mondo turco. Questa volta mi soffermerò su un aspetto culturale molto importante per Turchi: la musica

La Turchia, data la sua posizione geografica e la sua storia, è stata da sempre crocevia di culture. La meravigliosa Istanbul, l’antica Bisanzio, fu capitale dell’Impero Romano d’Oriente e dell’Impero Bizantino. Nel 1453, Maometto II il Conquistatore, che divenne poi di fatto sultano turco, sconfisse i Bizantini ponendo fine così al Medioevo. È indubbio che la Turchia, ma ancor più Istanbul, fossero contaminate da molte civiltà che la popolarono,ad esempio, ittiti, greci,arabi, slavi, persiani. Sicuramente la cultura persiana giocò un ruolo fondamentale, ha permesso che i Turchi si aprissero, durante l’età moderna, a nuove forme di espressione sia culturale sia estetiche che religiose, rispetto alla tradizione prevalentemente araba. E di conseguenza anche la musica fu di fondamentale importanza.

Dal tűrkű e gli aşkilar all’influsso ottomano

La musica popolare tipica della Turchia è il türkü, suonato con il saz , uno strumento composto da un lungo manico, a sei corde, simile a un liuto e dal suono dolce. La musica folk turca nasce nelle steppe dell’Asia. La musica türkü può essere strumentale o cantata, spesso è associata a poesie, vecchie nenie tramandate attraverso i secoli sia di argomento sentimentale che politico. Fino a qualche tempo fa non era scritta, ma tramandata dagli “aşıklar”, ossia i musicisti popolari turchi. In realtà, la parola aşık in turco significa amante (o innamorato); quindi amanti erano chiamati i menestrelli girovaghi della Turchia. Infatti gli Aşıklar suonando il Saz, giravano per le città,celebrando così la bellezza della natura attraverso le loro canzoni. Tuttora gli Aşkılar suonano l’Ozan, stile specifico della musica, soprattutto nelle serate musicali dedicate ai turisti, sebbene l’ambiente naturale di questa tipologia musicale siano però matrimoni – soprattutto nei villaggi – e nei festival. Molti musicisti, nel tempo, hanno anche inciso e commercializzato la loro musica, tra loro ad esempio Asik Veysel, un cantante-poeta non vedente che ha portato alla ribalta il genere Ozan e da molti considerato come il più alto interprete della conservazione poetica turca. L’Ozan in seguito, contaminato dal folk occidentale si è trasformato in özgün, la tipica musica di protesta sociale il cui maggior rappresentante è Zulfu Livaneli. O ancora Derya Takkali, figlio dell’apprezzato musicista Bahtiyar, che ha composto anche alcuni testi per lui. Takkali è una sorta di aşık che continua questa tradizione di poesia musicale arricchendola però con sonorità più moderne e attuali.

Il Türk Halk Müziği

Ma per conoscere ancor meglio la tradizione musicale turca, una tappa fondamentale è la visita al Türk Halk Müziği, ad Istanbul, il museo della musica popolare, ricco di oggetti e strumenti appartenuti a tutte le varie civiltà che hanno popolato l’Anatolia, nei secoli. Quindi, oltre al già citato Sez, è possibile trovare altri strumenti come il Duval, il tamburo tradizionale, la Zuma, uno strumento a fiato, considerato un antenato dell’oboe per la sua forma a doppia ancia e canna conica; il Ney, un flauto di legno originario della Persia; l’Ud un liuto a manico corto, o il Kanun, una specia di cetra, molto diffusa nei paesi arabi. O ancora il Blağama, la Dombara (confuso talvolta con il sitar indiano) e molto altro ancora. Percorrendo la famosa Istiklal, cuore del quartiere di Beyoğlu, e scendendo giù per la stradina che conduce a Torre Galata, è possibile notare i tanti negozi musicali che espongono ogni sorta di strumenti tradizionali turchi, o notare musicisti che suonano per le strade, offrendo uno spettacolo unico ed emozionante. Sotto l’impero ottomano, la Turchia si arricchisce di nuovi aspetti. In ambito musicale, la cultura ottomana produsse lo şarkı, un componimento musicale ( che poi nel turco moderno vuol dire canzone), la cui melodia tipica è il makam.

La danza

Ovviamente accanto alla musica tradizionale non può mancare la danza, altro aspetto fondamentale che ben si sposa con la tradizione folkloristica. Ovviamente la danza mutava ( e muta) sia con il cambiamento degli stili musicali e sia anche a seconda della regione in cui alcuni stili nascevano. Ad esempio lungo la costa del Mar Egeo è diffuso lo Zeybek. Sulla costa mediterranea, verso sud, si pratica il Kasik Oyunu, con i tipici cucchiai. Ed ancora, nell’Anatolia centrale è molto diffusa l’Abdal Turkiç o il Bozlak, se si prosegue verso est. Nella capitale, Ankara, si balla il Misket, anch’esso molto diffuso nell’Anatolia centrale. La Sema, antica danza sacra, che dal ‘600 divenne importante dal punto di vista religioso. E come non citare il famoso ballo vorticoso dei dervisci (la parola deriva dal persiano “dar wish” o “darwīsh” che significa bussare alla porta per mendicare), accompagnato dalle note del Ney ripetono di continuo l’esicasmo (invocazione religiosa) “ilaha illa llha” (non c’è altro Dio al di fuori di Allah). Questa danza è tra le più famose al mondo e la maggior parte dei turisti che visita la Turchia non può fare a meno di andare a guardare questo spettacolo straordinario.

La musica del dopoguerra

Sebbene la Turchia sia una terra legata ed attenta a preservare le proprie tradizioni, è forse anche la nazione che è più aperta mentalmente (grazie anche ad Atatürk) e ad accogliere anche ciò che proviene dall’Occidente. Così, nel secondo dopoguerra la Turchia comincia a importare nuovi generi musicali, in particolar modo il jazz e il pop. I primi jazzisti turchi nascono ascoltando il grande Amstrong, e cercano di riprodurre gli stessi ritmi usando gli strumenti tradizionali della cultura anatolica. Dopo gli anni ’20 la gioventù turca inizia ad apprezzare cantanti della musica leggera del calibro di Frank Sinatra, Nat King Cole, Ella Fitzgerald. Alcuni artisti turchi, come Erol Buyukburc e Ilham Gencer, cercarono di riproporre le canzoni più famose americane del tempo, velandoli di ritmi tipicamente tradizionali e melodie trascinanti. Nasce quindi la voglia di molti cantanti e musicisti turchi di creare un genere pop prettamente turco e sperimentare le nuove tendenze musicali americane, inglesi e francesi.

Il pop turco

Secondo i critici il pop turco nasce con Ilham Gencer, negli anni ’60. Ma il punto di svolta della musica turca si ha negli anni’70, poiché il pop turco riesce a superare i confini nazionali e lasciare la propria impronta nel mondo occidentale, grazie ad artisti come l’affascinante Ajda Pekkan, famosissima in Turchia tanto da essere stata nominata cantante di Stato dal governo di Ankara, gli MFO (Mazhar-Fuat-Özkan), gruppo del pop-rock nazionale . La regina del pop turco è invece Sezen Aksu, che domina le classifiche degli anni ’70. Turchia produce in questi anni anche tanta musica di rilievo, contaminando i suoni mediorientali col folk britannico, il jazz, il funk, il rock, il beat e persino la musica psichedelica, con artisti come Cem Karaca, leader del rock progressivo nazionale, il molto amato Baris Manço,o Erkin Koray, i Mavi Isiklar, o i Kardaslar e molti altri ancora. Tutti questi artisti partono ispirandosi ai Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin, Genesis mixandoli sapientemente con i ritmi mediorientali tradizionali. Ma con la crisi economica molti abitanti dell’entroterra si spingono a Istanbul e verso la costa portando con loro l”amore per la vecchia musica mediorientale e tradizionale turca. Ed è così che le la cultura musicale occidentale vengono nuovamente sostituita dalla cultura orientale. Nasce un movimento folk, legato alla protesta sociale e politica, per dare voce ai poveri e agli emarginati. Il precursore del genere fu Orhan Gencebay. Tra le donne si ricorda la folk singer Selda. Ma questi artisti appartengono agli anni ’80, quando la musica folk filo arabo sarà la più ascoltata in Turchia.

La musica contemporanea, da Tarkan ad Hadise

Dopo la parentesi degli anni’80, la Turchia torna a guardare con interesse alle ultime tendenze musicali provenienti dall’Europa occidentale e l’America, anche quella latina. Dagli anni ’90 in poi, grazie anche alle nuove tecnologie, a Internet, agli scambi interculturali, ma soprattutto grazie anche alle nuove generazioni, si assiste ad una rinascita della musica turca che, seppur mantenendo vive la propria tradizione musicale si interessa, e accetta anche altri generi musicali, non solo il moderno pop, ma anche ad esempio l’hip hop, hard rock, la musica undeground, il rap, la lirica o la musica latino americana, apprezzando artisti dei vari generi, come Pavarotti, Bocelli, Madonna, Michael Jackson, Shakira, Jennifer Lopez e così via. Sebbene io non conosca al meglio la musica turca, perché è un settore molto vasto e necessita di tempo per conoscerlo, ho imparato però ad apprezzare alcuni cantanti della mia generazione, oltre ad alcune canzoni pop più vecchie. E mi ha colpito il fatto che molti giovani artisti turchi hanno saputo combinare bene la loro tradizione culturale musicale con i nuovi generi e sonorità occidentali e sapersi imporsi anche nel mercato discografico mondiale. Tra loro ad esempio: Teoman, Gökhan Őzen, Atiye Deniz, Can Bonomo (di orgine italiana), Murat Boz, per citarne qualcuno. Ma soprattutto artisti come Tarkan e Hadise, fra i più amati in Turchia e conosciuti in mezzo mondo (ma poco noti in Italia, purtroppo), perché grazie alla loro personalità, eclettiche, controcorrente e anticonformista, hanno saputo rivoluzionare i rigidi schemi della cultura turca, ma smuovere le coscienze un po’ dormienti della mentalità nazionale.
Quindi, anche in campo musicale, la Turchia si conferma crocevia culturale tra oriente. E chi meglio della musica può arrivare al cuore di chiunque anche appartenenti a culture e lingue diverse?
Chi meglio della musica può essere un ponte di integrazione e comunicazioni tra i due mondi?
Quindi a mio avviso ben venga questo genere di integrazione culturale musicale!