Medea di Anselm Feuerbach

Monaco di Baviera, Neue Pinakothek

Olio su tela, 198 x 395,5 cm

1870

Tu comandi, ch’io fugga. / Rendimi la mia nave, / O torna il mio compagno, / Perché, vuoi tu, ch’io me ne fugga sola; / Poi, che sola io non venni?

(Ludovico Dolce, Medea, Atto II)

Quando Ernest Legouvè nel 1866 mise in scena a Roma l’antico e tanto atteso dramma  Medea, l’animo sensibile di un artista in preda al fascino travolgente di una classicità ancora palpitante, non poté rimanerne indifferente.

Così, immerso in una cultura figurativa da sempre affascinata dal mito e dalla storia, Anselm Feuerbach ripercorre i sentieri di una letteratura drammatica dove gioie e dolori accendono la vita di ogni giorno.

Sotto un velo di divina apparenza, Corinto sussurra le sua gesta in un susseguirsi incessante di gioie e dolori, lacrime e sorrisi, nell’ossimoro primordiale che lega l’odio all’amore.

Nell’eleganza di un classicismo mai tramontato, Medea appare in primo piano  avvolta da un ampio panneggio bianco e rosso come il sangue di un delitto ancora da compiere.

Il vento soffia asciugando la pioggia di lacrime amare che la nutrice, sommessa ed appartata, versa copiosamente nell’ascoltare il suo cuore pieno di cattivi presagi.

Sotto un cielo che preannuncia tempesta, la nave dei pescatori giunge a riva sospinta dall’irruenza virile di uomini distrutti dalla fatica e bagnati dal sudore sotto gli occhi innocenti di due teneri bambini che inconsapevoli, cercano l’abbraccio di una madre accecata dalla vendetta.

Raffigurata nell’attimo in cui la sua mente medita il tragico riscatto, ella è in preda ad un pathos dominato e sommesso, consapevole dell’infelicità perpetua che presto strazierà il cuore dell’infedele Giasone.

Oh, dannato orgoglio, padre meschino di ogni follia umana, più forte e profondo di un sentimento atavico come quello della maternità, vede ora i nemici cadere nel buio dell’Ade insieme a quella che un tempo fu la famiglia tanto amata.

E se l’arte, la vera arte ha  in se il gene dell’immortalità, anche la tragica bellezza di un dramma antico rivive ancora oggi fra noi,  nel nostro presente e nei nostri couri donando vitalità a sentimenti perpetui che sfuggono talvolta al controllo della ragione.

“Benedetta l’ora che mi fece diventare padrone della tecnica per poter adesso seguire esattamente il vagare dell’anima”.