Il regista Mario Monicelli si è dunque ucciso la sera del 29 novembre 2010, lanciandosi dal quinto piano del Reparto di urologia dell’Ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato. Questa settimana abbiamo tutto sentito, tutto detto. Lo ricordiamo un’ultima volta con i fatti. E con due spezzoni dei suoi celebri film. Ciao Mario. Grazie.

Nato nel 1915 a Viareggio, figlio del critico teatrale e giornalista Tommaso Monicelli, dopo la laurea in Storia e Filosofia a Pisa, Mario Monicelli esordì nel cinema nel 1932 nel corto, firmato insieme ad Alberto Mondadori, Cuore rivelatore.

Padre, con colleghi come Dino Risi, Luigi Comencini e Steno, della commedia italiana cinematografica, è stato regista di 66 film e autore di oltre 80 sceneggiature. Fra i suoi grandi successi, Guardie e ladri (premiato a Cannes nel 1951), con Totò e Aldo Fabrizi; I soliti ignoti (il quale ebbe una nomination all’Oscar), con Totò e Vittorio Gassman; La grande guerra (1959), con Vittorio Gassman e Alberto Sordi, vincitore del Leone d’oro a Venezia; L’armata Brancaleone (1965), con Vittorio Gassman.

Sono gli anni dell’amicizia con Risi, degli scontri con Michelangelo Antonioni, del controverso rapporto con Comencini, del trionfo della commedia italiana. “Inventa” Monica Vitti, attrice comica in La ragazza con la pistola (1968). Nel 1975 raccoglie l’ultima volontà di Pietro Germi, che gli affida la realizzazione di Amici miei, con Ugo Tognazzi e Adolfo Celi.

Nel 1977, sorprendendo i suoi tanti estimatori, si dedica a un film tragico, Un borghese piccolo piccolo, con uno straordinario Alberto Sordi. Seguono, tornando alla commedia, Speriamo che sia femmina (1985), con Stefania Sandrelli, e il feroce Parenti serpenti (1993), con Athina Cenci, col quale dimostra di saper leggere le trasformazioni della società italiana con l’acume intellettivo e la “cattiveria” di sempre.

Nel 2006 torna sul set di un film, rallentato da ritardi e difficoltà di produzione, Le rose del deserto, liberamente ispirato al romanzo Il deserto della Libia, di Mario Tobino. La fine della sua carriera è stata sicuramente una grandissima perdita per il cinema italiano.

Quando il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lasciato la camera ardente allestita alla Casa del Cinema di Roma ha dichiarato: “Monicelli se n’è andato con un’ultima manifestazione forte della sua personalità, un estremo scatto di volontà che bisogna rispettare. (È stato) un grande del cinema e un uomo meraviglioso”. Le parole del presidente sono arrivate quando sulla scelta finale del regista era in atto una polemica eterna e inutile. Una polemica accesa dalle parole con cui poche ore prima, alla Camera dei Deputati, Walter Veltroni aveva ricordato il regista: “Monicelli ha vissuto e non si è lasciato vivere, né morire: ha deciso di andarsene”, aveva detto l’ex segretario del Partito Democratico dopo la commemorazione ufficiale affidata al presidente della Camera Gianfranco Fini.

L’ultimo saluto al cineasta novantacinquenne è iniziato al mattino del primo dicembre, quando la salma è stata portata nel Rione Monti, a Roma, dove Monicelli viveva, per una cerimonia laica. Alle 11 è stata aperta la camera ardente. Vicino al feretro c’erano le tre figlie del regista, Martina, Ottavia e Rosa, e l’ultima compagna Chiara Rapaccini. A salutarlo c’erano Carlo ed Enrico Vanzina, figli di Steno, Carlo Lizzani, Enrico Montesano, Paolo Virzì, Maria Sole Tognazzi, Paolo Villaggio, Paolo Hendel, Nicola Piovani, Pupi Avati, Aurelio De Laurentiis e una folla immensa. Nel pomeriggio le parole più intense sono state quelle di Ettore Scola: “Non sono per nulla triste, anche perché Mario Monicelli non è morto affatto. Anzi è uno che ha scelto anche come morire, in maniera spavalda, come era lui”.

A mio modesto avviso, se Mario Monicelli avesse realizzato anche solo La grande guerra e Amici miei, sarebbe un “grande” del cinema. Avendo invece realizzato molto, ma molto, di più, credo che lo si debba considerare uno degli “Immortali” del cinema, come Dino Risi, Vittorio De Sica, Pietro Germi, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini. I suoi film ci ricorderanno per tutto il tempo a venire il suo talento, il suo genio cinematografico. E continueranno a farci ridere e a pensare per sempre.