Il lusso è design? Esiste il design del lusso? E soprattutto, cos'è veramente il lusso? La parola a Bruno Munari

Nel 1981 l’editore Laterza pubblicava un volume (circa 390 pagine) di Bruno Munari intitolare Da cosa nasce cosa. Munari è considerato uno dei “padri” del design italiano, il suo lavoro nel campo della progettazione va dall’arredo fino alla grafica. Da cosa nasce cosa raccoglie riflessioni, suggerimenti e consigli di Munari che riguardano ovviamente il design. Alcuni interventi contenuti nel libro però hanno un valore che esula quello della sola considerazione sulla progettazione. Qui di seguito ne riproponiamo uno, estremamente intelligente e attuale, che riguarda il lusso.

Il lusso è la manifestazione della ricchezza incivile che vuole impressionare chi è rimasto povero. È la manifestazione dell’importanza che viene data all’esteriorità e rivela la mancanza di interesse per tutto ciò che è elevazione culturale. È il trionfo dell’apparenza sulla sostanza.
Il lusso è una necessità per tanta gente che vuole avere una sensazione di dominio sugli altri. Ma gli altri se sono persone civili sanno che il lusso è finzione, se sogno ignoranti ammireranno e magari invidieranno chi vive nel lusso. Ma a chi interessa l’ammirazione degli ignoranti? Forse agli stupidi.
Infatti il lusso è una manifestazione di stupidità. Per esempio: a che cosa servono i rubinetti d’oro? Se da quei rubinetti d’oro esce un’acqua inquinata non è più intelligente, con la stessa spesa mettere un depuratore d’acqua e tenere i rubinetti normali? Il lusso è quindi l’uso sbagliato di materiali costosi che non migliora le funzioni. Quindi è una stupidaggine.
Naturalmente il lusso è legato all’arroganza e al dominio sugli altri. È legato a un falso senso di autorità. In antico l’autorità era lo stregone che aveva abbellimenti e oggetti che lui solo poteva avere. I re e i potenti erano vestiti con costosissimi tessuti e pellicce. Più il popolo era tenuto nell’ignoranza e più l’autorità si mostrava paludata di ricchezze.
E ancora oggi in molte nazioni si verificano queste manifestazione di apparenze miracolose. Contemporaneamente però nella gente sana si fa strada la conoscenza della realtà delle cose e non dell’apparenza. Il modello non è più il lusso e la ricchezza, non è più tanto l’avere quanto l’essere (per dirla con Erich Fromm).
Man mano che l’analfabetismo diminuisce l’autorità apparente cade e al posto dell’autorità imposta si considera l’autorità riconosciuta. Un cretino seduto su un grande trono poteva forse suggestionare in un tempo passato ma oggi, e soprattutto domani, si spera che non sia più così. Spariranno i troni e le poltrone di lusso per i dirigenti imposti, gli arredi speciali per i capi, le cattedre di lusso alzate su pedane di mogano, i paludamenti, i gradi, e tutto ciò che serviva per suggestionare.
Insomma, voglio dire che il lusso non è un problema di design.
Bruno Munari, Da cosa nasce cosa

Ma quanto è importante il lusso nella società moderna?
Se si accetta il discrimine suggerito da Munari, un oggetto di lusso è un oggetto creato impiegando materiali costosi in maniera stupida. Già, ma solo il tecnico (il designer) è in grado di capire se un materiale più o meno costoso è impiegato male, per la gente comune è difficile distinguere. E qui arriviamo a un grande tabù: la mancanza di cultura diffusa sui materiali. Il valore delle cose ci sfugge, difficile stabilire se un certo metallo impiegato per quel modello di cellulare costi 100 o costi 200, sia adatto o meno al suo compito, si possa sistituire con altro o no. Difficile per due motivi: la gente comune è presa da altro (gli status di Facebook, per esempio) e ai produttori di beni conviene non far sapere niente.

A cosa servono le cose?

Il design praticato da Bruno Munari si interrogava sulla funzione. Cos’è? Semplice, è come un determinato oggetto risponde a un bisogno. Devi girare la minestra nella pentola e non sai come fare? Il designer ti proporrà un mestolo di legno, il designer che si vuole arricchire ti proporrà un mestolo di platino. Quale tra i due preferiresti? Il legno è, da secoli, la risposta più intelligente sotto tutti i punti di vista. Risponde benissimo all’esigenza di girare la minestra, svolge cioè al meglio la funzione per cui è nato. È un materiale leggero, resistente, facilmente smaltibile, non inquinante, non tossico e poco costoso. Bene, non ci crederete, ma oggi probabilmente un produttore avrebbe più possibilità di vendere il mestolo di platino. Perché è un oggetto di lusso lusso e risponde a un bisogno molto più sentito e diffuso che non quello di girare la minestra, il bisogno di sentirsi importanti.

Bisogni indotti

Il mercato dei prodotti funziona(va) da sempre così: si trova un bisogno, lo si soddisfa con un prodotto. I bisogni però sono finiti o scarseggiano, comunque sono soddisfatti da prodotti che già ci sono e che sono disponibili in tutte le varietà di forma e prezzo per qualsiasi esigenza. Certo, si possono migliorare, ma già ci sono e non ci si può lucrare sopra più di tanto. Allora cosa fare? La risposta è: indurre il bisogno di qualcosa. Sì, ma cosa? Qualcosa di non concreto, un bisogno che non sia soddisfatto mai. La risposta trovata dalle aziende in giro per il mondo (occidentale) è stata: si deve indurre il bisogno di essere importanti. Per riuscirci sono state messe in campo diverse strategie, chiamiamole così, anche se il loro vero nome sarebbe condizionamenti. La pubblicità ha aiutato, il marketing ovviamente ha fatto la sua parte, e oggi la gente vuole un prodotto non perché le serve, ma perché ne ha uno identico il divo del cinema, o la cantante famosa oppure, e qui siamo al paradosso, perché ce l’hanno tutti.

Cattivi produttori, cattivi designer e cattivi consumatori

Sono malvagi i produttori di spazzolini elettrici? Sono crudeli i produttori di smartphone? No, sono aziende e fanno quello per cui sono nate, guadagnano soldi sempre e comunque. Quindi i veri cattivi sono i consumatori che fanno di tutto per arricchire i meno meritevoli e ignorano chi lavora con onestà per loro? Non è vero nemmeno questo, i consumatori non sono né buoni, né cattivi, consumano e basta. Le persone, al contrario, riflettono e decidono. Il design, o meglio la sua conoscenza, serve principalmente alle persone ai consumatori non serve per nulla. Le persone possono servirsi della conoscenza del design per valutare i beni da comprare, possono usarlo per capire se un oggetto è uno stupido oggetto di lusso, oppure qualcosa di intelligente e utile. Gli unici ad essere cattivi sono alcuni designer, la minoranza strapagata a dire il vero, che tengono segreto il loro lavoro, non vogliono che la gente sappia, non vogliono parlare di prezzi, non vogliono essere giudicati male e perché hanno una moto di grossa cilindrata nel garage e devono mantenerla. Però con loro non dobbiamo essere troppo crudeli, in fin dei conti sono consumatori anche loro. Allora, bisogna dire in conclusione che sono cattivo anch’io che giudico i vostri bisogni e li considero indotti anche se, a dire il vero, pure la maggior parte dei miei bisogni è indotta ed è così che la spirale va avanti da tanto, tanto tempo. Poi arrivano le crisi economie e puf, il cerchio si rompe. O forse no, in fin dei conti anche le crisi economiche sono modi per creare bisogni.