Migranti al contrario.
In nome della Costituzione italiana. Metà dei «Mille» sono partiti la notte del 25 giugno dal porto di Barcellona per approdare a Genova nella sera di sabato 26 giugno. Viaggiano a bordo della «Nave dei Diritti», così è stato ribattezzato il traghetto di linea Italia Spagna. A bordo docenti universitari, cervelli in fuga… Cittadine e cittadini italiani che vivono in Spagna, in Francia, in Gran Bretagna, in Belgio. Vivono e lavorano all’estero e «tornano» per dire che in «questa» Italia non vogliono tornare. Una nave tra Barcellona e l’Italia contro le derive culturali, politiche, sociali: è la nave dello Sbarco, un movimento cittadino italiano, nato in Spagna, che intende unire Barcellona all’Italia per denunciare le derive della politica attuale.

Centocinquant’anni fa un migliaio di giovani italiani guidati da Giuseppe Garibaldi salparono da Genova, per dare vita, sul campo, all’unificazione italiana. Il 25 giugno  1.000 Italiani insieme ad altri cittadini europei si sono imbarcati a Barcellona con destinazione Genova, per festeggiare in modo originale quest’anniversario, ribadire l’importanza della Costituzione e la sua origine, laica e pluralistica, e denunciare le derive dell’inquietante politica attuale.

I diritti, che parevano fino a ieri acquisiti, sono oggi infatti messi severamente in pericolo da rigurgiti di razzismo e da ignoranza, come proclama il manifesto del movimento battezzato Lo Sbarco: “assistiamo seriamente preoccupati a ciò che avviene in Italia, soprattutto sul piano culturale, umano, relazionale.”
Lo Sbarco riunisce tutti coloro che vogliono “urlare” forte il loro sdegno nei confronti di una politica che pare mettere al primo posto “i risultati” e le leggi dell’economia, trattando le persone come cifre e privandole della loro dignità di esseri umani. In un contesto avvelenato, anche da un uso strumentale dei mezzi di comunicazione, primo tra tutti la TV: “Il razzismo cresce, così come l’arroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre più subalterno e sempre più precario. I meriti e i talenti delle persone, soprattutto dei giovani, non sono valorizzati. Cresce la cultura del favore, del disinteresse per il bene comune, della corsa al denaro, del privato in tutti i sensi…” spiegano gli organizzatori dello Sbarco.
Adesioni, firme, testimonianze e informazioni sulla partecipazione all’iniziativa sono raccolti sul blog (www.losbarco.org).

L’azione – aperta a tutti – è nata da un gruppo di italiani e italiane che vivono a Barcellona, tra questi un maestro della scuola elementare italiana di Barcellona, Andrea De Lotto, milanese e residente nella capitale catalana da 2 anni: “siamo stufi di leggere di leggi razziste e decreti d’espulsione. Siamo stanchi di sentire di campi rom bruciati, aggressioni, ronde, leggi ad personam. Ci vergogniamo a leggere sui media stranieri di essere governati da un partito xenofobo – scrivono così – come la Lega”, spiega Andrea. Con la traversata del Mediterraneo, in una nave che parte da Tangeri, passa per Barcellona e approda, infine, a Genova, Lo Sbarco vorrebbe idealmente unire le due rive del Mare Nostrum e creare un ponte immaginario attraverso il quale risvegliare le coscienze su situazioni che, se esistono in Italia in modo tanto evidente, potrebbero dilagare a macchia d’olio, come, ad esempio, avvenne per il fascismo: un’invenzione made in Italy, esportata in Europa con le conseguenze che tutti ben conoscono. Lo Sbarco intende, anche, ricordare gli uomini, le donne e i bambini “dei barconi”: i clandestini che prendono il largo in zattere improvvisate per fuggire da situazioni di estrema miseria e di morte e che in questo disperato tentativo perdono la vita o sono abbandonati alla deriva.

Uno slancio creativo e artistico, infine, accompagna sin dall’inizio la realizzazione di quest’impresa. Per auto-finanziarsi – ma anche per dare voce ai numerosi artisti, attori, musicisti che appoggiano l’iniziativa, qui a Barcellona – nei mesi di preparazione e divulgazione, Lo Sbarco ha organizzato (e continuerà a farlo anche sulla nave) feste, incontri gastronomici ed eventi culturali (cinema, musica, teatro), alcuni di produzione propria e completamente su base volontaria, sia da parte degli artisti che degli organizzatori. La cultura, infatti, riveste un ruolo importante nella “costruzione” de Lo Sbarco. In un recente intervento a Barcellona, lo scrittore italiano Antonio Tabucchi spiegava come “in Italia, oggi, la parola intellettuale è un’offesa”. Nel manifesto si legge: “(Lo Sbarco) ricorderà che cultura e arte sono i punti più alti del genere umano, sono fonte di gioia e piacere per chi li produce e per chi ne beneficia, non sono fatte per il mercato.”
Per il movimento si tratta “ … prima di tutto capire meglio, confrontarci, quindi provare a reagire. Siamo convinti che ci siano migliaia di esperienze di resistenza, di salvaguardia del territorio, di difesa dei diritti, della salute, di servizi pubblici di qualità. E che vadano sostenute.”

  • Perché ho aderito allo Sbarco: le testimonianze dei partecipanti

Vengono da tutte le regioni d’Italia. Ben inseriti nella società catalana, “non ci stanno” a guardare dall’esterno quello che succede nel loro Paese d’origine che, secondo alcuni, “ha superato il livello di guardia”. Il legame, gli affetti, l’interesse per quanto avviene in Italia è forte e con quest’azione intendono “stare vicini a quelli che resistono”: Danilo Guaitoli, 48 anni, di Carpi (Modena), vive a Barcellona da 15 anni, è docente universitario (Economia) e nel tempo libero suona il sax. “Come tutti gli italiani all’estero, m’interesso, mi appassiono, mi arrabbio leggendo le cose che succedono… dello Sbarco mi ha colpito subito il centro dell’attenzione sul tema dei diritti, il fondamento della convivenza civile”.

Laura Calosci,
di Milano, a Barcellona da quasi 9 anni, insegna all’Università di Barcellona (Storia Economica). “Il sentimento d’impotenza è forte e quindi la prima motivazione è quella di dire: sono italiana, vivo all’estero da tanti anni ma mi dispiace che in Italia stia succedendo quello che sta succedendo. Questa è un’iniziativa che si rivolge alla società italiana che sta diventando sempre più intollerante e conservatrice. Ci sono, però, realtà di resistenza che val la pena sostenere, stare lì con loro e dire la nostra”.

Chiara Bombardi, 39 anni di Forlì, traduttrice, a Barcellona da 9 anni. “L’idea è in linea con quelli che sono i miei principi, agire, fare qualcosa: questa è un’azione, un movimento per andare a portare solidarietà in Italia, un Paese dove, rispetto ai diritti umani, stiamo scendendo sotto qualsiasi livello ormai tollerabile. Noi siamo privilegiati perché stiamo all’estero ma non dobbiamo dimenticarci di chi vive in Italia”.

Adam Oskar, 31 anni, di Milano, dipendente, vive a Barcellona da tre anni e mezzo. “Mi sembra che iniziative come Lo Sbarco, per tutto quello che succede in Italia, non siano mai abbastanza”

Caterina Da Lisca
, 29 anni, di Badia Polesine (provincia di Rovigo) editrice, a Barcellona da 5 anni. “Ho aderito per nostalgia per la mia terra. il senso di colpa per non essere attiva nel mio paese mi ha spinto a promuovere un’iniziativa che, spero, contribuirà da fuori a un cambio dentro”.

Annalisa Giocoli, 44 anni, di Napoli, architetto, a Barcellona da 15 anni. “E’ un’iniziativa molto suggestiva e mi sembra di fare qualcosa per i miei figli”.

Dario Ferraro, di Torino, 26 anni, studente di cinema a Barcellona. “Ho sempre sentito la necessità di continuare a contribuire e fare qualcosa anche perché mi sento colpevole di aver abbandonato gli amici, che ho visto, negli ultimi anni, patire questa situazione. Mi è sembrato di averli lasciati soli nella lotta quotidiana contro la barbarie.”

Paola Grieco, 45 anni, di La Spezia, giornalista e traduttrice freelance. “Un sentimento di disagio è tra le mie principali motivazioni. Vivo all’estero da nove anni e da due a Barcellona. A un certo punto le cose hanno cominciato a cambiare, con una tale velocità… Gli amici stranieri e le persone con cui lavoravo non mi chiedevano più di parlare loro del Rinascimento, del Neorealismo, dei dipinti del Caravaggio, della campagna Toscana, ma, in un tormentone costante, di Berlusconi e del perché gli italiani lo votassero. Non sono mai riuscita a dare una risposta alle loro domande”.

Katia Bosco, 42 anni, di Salerno, a Barcellona da 4 anni. “Credo ne Lo Sbarco perché penso che un’iniziativa del genere possa dimostrare praticamente a coloro che reggono le fila della politica italiana con quanta attenzione e sconcerto dall’estero si guarda alla situazione italiana. Non solo gli italiani residenti all’estero ma anche tutti i cittadini sensibili di qualsiasi nazionalitá”.

Rita Lugli, di Carpi (provincia di Modena), ceramista, a Barcellona da 15 anni. “La prima immagine della nave mi ha fatto innamorare subito dell’idea. Poi ci sono stati due lunghi mesi o tre di curiosità, emozioni e dubbi, finché un giorno mi sono decisa e finalmente ho aderito. Ho aderito all’idea di cominciare a costruire una barca anche stando sulla terra ferma, prima ancora di sapere se il viaggio si sarebbe realizzato. E il fatto che saliremo su questa barca, che ora c’è veramente, è un gran regalo”

  • Per ulteriori informazioni:

losbarco.org
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