Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri questa riflessione di Antonio V. Gelormini sul logo Magic Italy. Ringraziamo Antonio per il contributo, Medeaonline ha già trattato l’argomento in un articolo precedente, ma è evidente che la questione è ancora aperta ed è giusto continuare a rifletterci sopra.

Non è questione di colore dello sfondo, che magari nero rimaneva pure un tantino più elegante, né dei caratteri usati, più o meno moderni o più o meno tipicamente italiani. L’inadeguatezza del nuovo marchio per la promozione della destinazione Italia nel mondo, “magic ITALY”, è tutta e proprio nel messaggio intrinseco che intende trasmettere. Nel solco di un’odierna tendenza nazionale, che privilegia la rappresentazione fantastica alla cronaca schietta e realistica del quotidiano,  c’è chi ha pensato di cavalcare la scia effimera ma brillante della magia, per rilanciare l’immaginario internazionale verso il nostro Bel Paese. Ma la magia è illusione, e fondarvi sopra il futuro del nuovo Ministero del Turismo è come costruire sulla sabbia il ponte nascente per riagganciare l’Italia ai grandi flussi turistici mondiali. Uno spot da stadio. Buono per la squadra del cuore. Fuorviante per le strategie turistiche di un settore vitale della nostra economia, che conta un giro d’affari di 90 miliardi di euro, con più di 800 mila addetti, e che mira al raddoppio della propria incidenza sul Pil (oggi al 6%). Manco se l’Italia potesse essere ricondotta sugli schemi tattici dell’undici azzurro più amato da tutti. L’Italia non è magica, è unica! Ponte Vecchio sull’Arno a Firenze, Piazza del Palio a Siena, l’intera laguna di Venezia, il Rosone della Cattedrale romanica di Troia, il colonnato e la Basilica di San Pietro in Vaticano, il Colosseo a Roma o l’Arena di Verona, la costiera di Amalfi e Sorrento o i teatri mozzafiato di Taormina e Siracusa: sono scorci irripetibili di un’Italia senza eguali. Nessuna magia potrebbe restituirceli se mai travolti dalla bufera deturpatrice dell’indifferenza e della superficialità. La tutela del patrimonio culturale, paesaggistico e demo-etno-antropologico non è frutto di alchimie o di formule magiche segrete, quanto la risultante di una semina costante nel tempo, che coltivi la predisposizione di ognuno all’amor loci e curi la consapevolezza di ciascuno nel fascino della propria identità territoriale. Sorprende come non si riesca ad essere all’altezza del nostro passato, eredi degni di Leonardo, Michelangelo, Bernini o Caravaggio. E come non si riesca a far presa su di loro per proiettarci verso un futuro ancora da protagonisti, ricco di creatività, talento nazionale e sale mediterraneo. Ma come? La Spagna conia la sintesi più bella, tra arte, natura e cultura, per promuovere le sue destinazioni, presentandosi al mondo col Sole di Mirò, e l’Italia patria e culla del Rinascimento non trova di meglio che ricorrere prima all’ectoplasma al cetriolo di “Italia.it”, ed ora all’evanescente  insipienza di “macic ITALY”?