Paolo FerreroTorniamo su un argomento che ci sta particolarmente a cuore: la crisi del quotidiano “Liberazione”. Dopo mesi la situazione non solo non sembra essersi risolta ma, se è possibile, appare peggiorata. A tal proposito pubblichiamo un’intervista a Paolo Ferrero apparsa sul sito del quotidiano la Repubblica.

Segretario, e il suo viaggio in Palestina? Pure su quello si è sentito trattato male da Liberazione?
«No, no, hanno coperto bene. Laggiù c’è una situazione talmente grave. Però, non è mica una questione personale fra me e il giornale».
Paolo Ferrero, come segretario del partito, versus Sansonetti, direttore. Si arrabbia ancora ogni giorno aprendo il quotidiano?
«Certo capita. Però oggi, primo dell’anno, sono a sciare sul Bianco, tremila metri…»
Ma la valanga sta per abbattersi sul direttore.
«Se mi trovano tre milioni e mezzo di euro sono pronto pure al passo indietro. Quello lì è il buco 2008 che il partito è chiamato a coprire. E non ce la facciamo più. Anche perché la minoranza gioca scientificamente allo sfascio».
Scissione vicina?
«Non so se la minoranza la voglia davvero: un quarto mini-partitino in nome dell’unità a sinistra? Boh. Comunque, io non caccio nessuno. Perché sono un vero democratico. Ma certo non mi suicido».
Il Prc non si scioglie.
«Ma certo che no. Tutti questi attacchi hanno in realtà anche la funzione di coprire porcherie, di subalternità al Pd. A Firenze i due consiglieri fuoriusciti hanno bocciato la commissione d’inchiesta sulla Fondiaria. In Calabria l’assessore ha ratificato il piano Gelmini».
Liberazione così non dura?
«La metto in un altro modo: quanto dura così il partito della Rifondazione comunista? Buttiamo dentro il giornale più quattrini che per le nostre iniziative politiche. E’ come L’Unità che andava trascinando nel baratro anche il Pci».
Coraggio, arrivano i nostri. L’editore Bonaccorsi, da lei stesso lanciato a sorpresa. Un kamikaze o uno che punta ai soldi pubblici dell’editoria?
«Qui voglio fare chiarezza. Perché il buco di tre milioni e mezzo è già al netto degli introiti per l’editoria, già calcolati in quel deficit. Non si possono perciò fare giochetti con i contributi, non mi pare aria di furbetti del quartierino».
Un kamikaze, allora?
«Un editore. Che rischia, perché intravede un mercato. Che esiste. Prima di Sansonetti del resto eravamo a diecimila copie. Ora circa a metà».
Ai vendoliani non piace. E Luxuria protesta perché teme un ritorno all’omofobia, sentite anche le parole di Massimo Fagioli.
«Che debbo rispondere, che siamo alla schizofrenia? Quanto è figo il guru Fagioli se Bertinotti va nella sua libreria “Amore e psiche” nientemeno ad aprire la campagna elettorale. Ma quanto è stronzo se invece incoraggia Bonaccorsi, che tratta con Ferrero per Liberazione. E non basta».
Che altro?
«Bonaccorsi è l’editore di Alternative per il socialismo, la rivista di Bertinotti, bravissimo allora. Ha finanziato la riunione della minoranza, a Roma, a metà dicembre. Un grande. E fa Left (ricordiamo  che Left – come dichiara la Federaziona nazionale della stampa – è un «giornale carico di vertenze, anche legali, a cui sono stati costretti i giornalisti» NdR), punto di riferimento per i vendoliani. Eccezionale. Poi, ne parlo io, e patatrac, tutti questi stessi compagni mi massacrano. Stalinista. Affossatore del giornale. Imbroglione».
L’editore non ha presentato un piano.
«Perché siamo ancora nella fase della manifestazione di interesse. Il piano arriverà presto, subito dopo le feste. Vedremo. Valuteremo. Insieme ad altre eventuali offerte».
C’è quella di Sansonetti: date il giornale ai giornalisti, con un comitato di garanti.
«Discuteremo anche dell’ipotesi cooperativa. Ma sempre che ci dicano anche come ripianare il buco».

[fonte: Repubblica.it]