Ci è giunto in redazione questo sonetto, scoperto, sembrerebbe, tra le carte dimenticate dal Presidente durante una puntata di Ballarò a cui aveva partecipato per spiegare agli italiani il progredire del suo lavoro.

Certamente consigliato dal Ministro Bondi, stimato verseggiatore, il Presidente ha regalato alla letteratura italiana una piccola perla di puro lirismo.

Commuove vedere come il Presidente, in guisa di degno rappresentate del popolo, eterni la raffinatezza della cultura italiana, riferendosi alle radici stesse della sua più nobile e antica tradizione. Siamo fieri di un Presidente che, per distendersi dal quotidiano fardello dell’amministrazione pubblica, ricorre a quanto di più nobile lo spirito umano sappia concepire: la poesia.

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Lele, i’vorrei che tu Emilio ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un bordel, ch’ad ogni vento
per Mediaset andasse al voler mio

sì che Procura od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento
di altri festini crescesse il disio.

E monna Star Gelmini e Santanchè poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore

e con Apicella cantar d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi.

da “Lele, i’ vorrei ed altre rime del tempo de la vita zozza”

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Ringraziamo il poeta Alessandro Castagna per l’ideazione del sonetto