Due importanti nuove proposte presentate nel Consiglio europeo riunito a Bruxelles, potrebbero modificare gli assetti economici dell’unione.

La prima intende introdurre un “prelievo” sugli istituti finanziari per far sì che contribuiscano al costo della crisi. L’idea di fondo è che dovrà pagare chi ha provocato la crisi finanziaria. Il prelievo, tuttavia, dovrebbe seguire criteri nazionali.

Il Presidente permanente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy ha proposto l’introduzione di un prelievo alle banche e la tassazione delle transazioni finanziarie al G20 di Toronto, sottolineando, già prima della riunione dei grandi della terra, che, qualora queste richieste “non venissero accolte, l’Europa andrà avanti lo stesso”. Così è stato.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel, fa sapere che al riguardo “La Germania e anche la Francia sono molto favorevoli a tassare quelli che hanno provocato la crisi”.

L’idea, però, non piace all’Italia. O meglio non piace al suo Ministro degli Esteri.

Franco Frattini, infatti, ritiene che “Noi non abbiamo bisogno di tassare le banche. Le banche italiane hanno dimostrato di non essere sanguisughe”. Secondo uno studio compiuto dall’Adusbef, però, sia i prestiti, sia i mutui italiani sono più alti rispetto la media di Eurolandia. Resta da capire, inoltre, quale sia il senso di giustizia di un Governo che fa una manovra finanziaria tutta sulle spalle dei lavoratori e delle fasce più deboli e che tutela banche e istituti finanziari.

La seconda novità viene proprio dall’Italia, e riguarda un nuovo metodo di valutazione della solidità economica dei membri dell’Unione Europea. Il nostro Governo ha proposto che nella valutazione dei conti di ogni Paese, ai fini del rispetto del Patto di stabilità, venga considerato anche il debito privato oltre che quello pubblico. Il Ministro Frattini, a tale proposito, fa sapere che “la maggiore resistenza è stata espressa dalla Germania, che ha un debito privato molto grosso. La Francia è possibilista, mentre Belgio, Polonia e la stessa Spagna sono disponibili”.

Considerare, oltre al debito pubblico, anche quello delle famiglie e delle imprese, permetterebbe all’Italia di raggiungere il secondo posto assoluto. Mentre ora siamo al penultimo.

In sostanza, nonostante, secondo stime governative, il rapporto debito/Pil previsto per il 2010 sia pari al 118,4%, con questo stratagemma il nostro Paese diventerebbe il meno indebitato d’Europa. E Berlusconi avrebbe realizzato un’altra “magia”.