Domenica 24 agosto: la fiamma olimpica si è spenta a Pechino. Tra le centinaia di opinioni sportive (e non) a riguardo, interessante vedere come ha figurato il Bel Paese. Proponiamo a riguardo l’opinione di Fabio Cavalera che ha curato, in queste settimane, su corriere.it un’interessante blog sulle olimpiadi cinesi. Una riflessione un poco amara sul ruolo (verrebbe da dire) volutamente marginale assunto dall’Italia in tutti i contesti internazionali. “Tutte le Olimpiadi lasciano un segno. E anche queste non sfugggono alla regola. Qualcuno (il sottoscritto in testa) le associa a tematiche importanti quali i diritti umani o l’ambiente: indubbiamente la Cina deve almeno compiere qualche gesto di buona volontà – a proposito , il Cio come e quando ha incalzato? – e deve ritoccare profondamente il suo modello di sviluppo. Ma quando si è qui, alla fine, si viene presi dalla passione e dalle emozioni per le gare, per gli atleti, per lo sport. Il resto rimane, per carità, però emergono anche altri sentimenti e considerazioni. In questi primi giorni, una delle cose che mi colpisce di più è la profonda separazione fra l’Italia e l’Italietta.” E su questo tono prosegue l’intervento.

“L’Italia è quella che è venuta in CIna per vincere un po’ di medaglie. E si sta comportando molto bene. Per altro circondata da una profonda ammirazione da parte dei cinesi. Lo si è visto anche alla cerimonia inaugurale. L’ingresso della nostra delegazione non è stato accolto nell’indifferenza. L’Italia è, ancora, quella di molti giovani che sono in Cina a lavorare o di molti imprenditori che portano qui le loro eccellenze. Sfidando le incomprensioni, le difficoltà e mille problemi.

L’Italietta è quella che non c’è e che continua a considerare la Cina come un mondo da cancellare o peggio da ricacciare indietro. La nostra politica ha dato ancora una volta un’immagine pietosa di se stessa. Dove siamo? Vedo leader di tutti i Paesi approfittare delle Olimpiadi per fare un po’ di relazioni pubbliche. Necessarie e utili. Non significa prostrarsi ai piedi del Gigante. Significa essere realisti. E noi?

Un lettore mi ha rimproverato di avere scritto che Manuela Di Centa (membro Cio), piazzata in tribuna autorità, non fosse un esempio di sensibilità politica. E’ vero che la Di Centa ne ha diritto, proprio in quanto membro Cio: non è questo il problema. Il problema è che se Prodi è premier, viene in Cina e anzichè occuparsi di Cina si preoccupa del caso Telecom (ricordate? mezzo governo in trasferta che, fra lo stupore dei cinesi, si premurava a curare le beghe dell’orticello di casa). Se Berlusconi è premier, prende a pretesto la stanchezza per eclissarsi. Intanto, la Cina, antipatica o no, va.

Ecco queste Olimpiadi ci consegnano l’immagine di un’Italia e di un’Italietta.”

Al di là dei complimenti e gli applausi ai nostri atleti, emerge sempre questa verità sconcertante: la classe dirigente italiana non sa affrontare le nuove sfide globali. Ha persino dimenticato tutte le raffinate astuzie diplomatiche di cui la penisola italiana, da Guicciardini a Giulio Andreotti, passando per i Gonzaga e Cavour, era sempre stata indiscussa maestra.

Fonte: corriere.it – 11 Agosto 2008