Attila storicamente, da sempre, rappresenta l’emblema del distruttore, la sintesi oscura dei germi della barbarie che si annidano in ciascuno di noi

A riconciliarci con questa figura così prepotente e tagliente nella sua violenta espressività è riuscito sicuramente il Maestro Alfredo Barchi che ha diretto l’orchestra della Società Filarmonia di Udine, facendo crescere e vivere sul palco en plein air una qualità canora ravvisabile in molteplici sfumature: dal dolcissimo del primo atto, aereo e quasi evanescente tanto da sfumare in sogno malinconco fino alla passione vocale vibrante e tormentata, che pone fine alla vita dell’ardimentoso unno.

Partiamo proprio da Attila: Jon Pescevich in scena risulta magniloquente, propone un canto forte e vibrato, gli viene da dentro, è coraggioso nella sua sfrontatezza, addolcito nei suoi fremiti virili nell’innamoramento verso Odabella. E’ umano nelle sole emozioni in cui lo può e deve essere un guerriero e dunque anche il suo amore viene espresso grazie ad una vocalità aspra e sprezzante, è ardore più che tenero sentimento amoroso, è necessità di continuazione della specie solo di poco smorzata dal fatto che è rivolta ad una esponente del gentil sesso. A questo sentire risponde Odabella, Maria Tomassi, guerriera anche lei nell’animo e, in parte nei modi sbrigativi, nella gestualità asciutta: la sua voce ha un colore acuto, ella è fiera della battaglia che sente in cuore contro il suo acerrimo nemico e antagonista Attila, solo nella nostalgia del ricordo del padre il suo canto si scioglie in palpiti di tenerezza, ritorna figlia nei morbidi meandri della memoria che la riporta alla soavità d’intenti dell’infanzia e ritrova in questa leggerezza la sua femminilità (delicato e intenso“Oh nel fuggente nuvolo”).

Un altro personaggio dalla vocalità variegata, segno evidente di un’opera verdiana del primo periodo è Foresto, interpretato da Kang Sung Chan, la cui performance si è esplicitata nella modulazione del ruolo “scritto” del suo personaggio. Egli è, infatti, per prima cosa un innamorato sincero, colmo delle dolci promesse dell’amore e, contemporaneamente, è anche un uomo che combatte per la sua patria, che desidera libera dall’oppressore( emozionante la cabaletta “Cara patria già madre e reina”).E’ un tenore tipico dell’ottica verdiana, possente e ricco do colore nella scrittura ascendente come nel brano ”Si quel io son ravvisami”in duetto con Odabella e, ancora, elegiaco e insieme poderoso nell’andantino “Che non avrebbe il misero..”dove mostra le sue paure di uomo in balia delle proprie angosce ed emozioni.

Questi interpreti, oltre all’intera messa in opera all’aria aperta e alla strutturazione ben precisa di tutta la performance, arricchita e valorizzata dalla capacità espressiva del Coro della Società Filarmonia, e dalla puntuale professionalità del corpo di ballo del FVG sullo sfondo di una scenografia ben congegnata e perfettamente inserita nel contesto, ha fatto di questa rappresentazione uno spettacolo unico per profondità espressiva e fioritura di talenti.

Calorosissimi gli applausi finali.

Tutti gli interpreti: Maestro concertatore, Alfredo Barchi, Regia Giampaolo Zennaro, Orchestra e Coro della Società Filarmonia, Coreografie FVG Ballet a cura di Nicoleta Iosifescu.

Attila (Basso) Jon Pescevich, Ezio (Baritono)Young Jin Park, Odabella (Soprano) Eva-Marie Misinski/ Maria Tomassi; Foresto ( Tenore) Kang Sung Chan, Leone (Basso) Mauro Utzeri, Uldino (tenore), Badì Scarpa. Mestri del Coro Erica Zanin e Roberto Radassao, Costumi Sartoria teatrale Arrigo Sara D’Agostin, Maestri collaboratori Luca Marcossi e Giuliano Fabbro, realizzazione scenografica Comunità Diurna del SerT ASS 4 Medio Friuli, contributo scenografico di Sergio Scabar, Organizzazione Impresa Lirica Cav Raffaele Guerra.