La Pinacothèque di Parigi, uno spazio espositivo aperto nel 2007 e divenuto ben presto un punto di riferimento per la città, propone fino all’ 8 Agosto una lettura inedita dell’opera di Edvard Munch, l’artista norvegese che, a cavallo tra ‘800 e ‘900, ha anticipato molte traiettorie dell’arte contemporanea.

Di Edvard Munch si conosce quasi esclusivamente L’urlo, noto anche come Il grido, lavoro emblematico la cui notorietà occulta il resto dell’opera dell’artista. Per rimediare a questa ingiustizia storiografica, la Pinacotèque propone un percorso alternativo, allestito attraverso opere provenienti da collezioni private, teso a ricostruire la lunga carriera dell’artista che, dagli anni ’80 del XIX°secolo, rompe in maniera definitiva e irrimediabile con tutti i canoni della pittura tradizionale.

Dalle opere giovanili quando, dando precedenza alla materia, al colore, sperimenta tecniche in modo non convenzionale, alle tele mature dell’inizio del XX°secolo, il linguaggio di Munch si consolida e si estremizza: i paesaggi norvegesi, le figure umane delle scandalose stampe con cui si fece conoscere a Berlino e Parigi, sono il segno tangibile di una rottura definitiva. Opere come Nuit d’été à Studenterlunden o Deux garçons sur la plage non ammettono ritorno: il colore ha tutto imbevuto, è la linea che detta, raggomitolandosi, la prospettiva; la pittura parla di sé e del suo autore.

Munch è stato un pittore in opposizione. Al naturalismo, all’impressionismo e al simbolismo, sebbene siano quelle le sue radici formali. Alla morale borghese dell’Europa positivista e puritana, vissuta come un limite etico alla propria volontà. La sua rivolta estetica, prima che tematica, da la precedenza all’espressione di sé, ai desideri, alle emozioni dell’individuo, alla rappresentazione anarchica della propria percezione del mondo. Non a torto, nel suo caso, si parla già di espressionismo. Illuminanti a proposito, la serie di litografie di Alpha e Omega del 1908: le forme si perdono nei tratti confusi dello stilo, il mondo si popola di creature che hanno perso qualsiasi sembianza umana.