Gli italiani hanno un brutto vizio, sono dei creduloni. Hanno creduto che, con il solo rigore di Mario Monti, l’Italia non avrebbe dovuto patire gli stessi sacrifici della Grecia, hanno creduto che il ventennio berlusconiano fosse finito e che non potesse ritornare. Qualcuno, obnubilato da false speranze che fatico a comprendere, si auspicava un Monti-bis, magari pure un tris, una bella sospensione a tempo indeterminato della democrazia in nome di una tecnocrazia comandata dalle banche e della finanza. Questo perché, di fondo, gli italiani si fidano dei peggiori gaglioffi, ma non si fidano di loro stessi, si ritengono inadatti a gestirsi democraticamente come tutti gli altri popoli europei. Be’, è arrivato il momento di aprire gli occhi. Silvio Berlusconi è tornato e molto probabilmente ricompatterà il centrodestra per proseguire il suo programma di devastazione dell’Italia, se non lui ci penseranno altri suo sodali o un altro partito populista della stessa specie del Pdl (la Lega Nord o il Movimento Cinque Stelle) a completare il suo operato. E il centrosinistra che fa? Le primarie. È una perdita di tempo scegliere il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni politiche? No, e non solo per l’elettore di centrosinistra: se non si sceglie un candidato valido e (soprattutto) vincente da contrapporre alla minaccia populista sarà la fine per tutti.

Bersani è la scelta perdente. Non perché sia una persona poco valida, ha dimostrato e dimostra una grande intelligenza politica. Sfortunatamente non è candidabile alle prossime politiche perché si è “bruciato”, è troppo compromesso con la vecchia nomenklatura del Partito Democratico che per l’elettore medio (non solo di centrosinistra) significa inefficienza, arroganza, snobismo e inutilità. E poi, diciamocelo fuori dai denti, non ha il carisma del leader, non riesce a fare presa su quegli elettori che non siano già determinati a votare centrosinistra e il solo voto dell’elettorato di centrosinistra non basta per vincere le elezioni. La gente vuole un Pd che punti a governare il Paese e che non si accontenti di un “secondo posto” e dell’eterna opposizione (a cui i vecchi della nomenklatura ambiscono così da poter maturare i soliti vitalizi senza tante preoccupazione). La soluzione più realistica, arriva da Firenze ed è Matteo Renzi. Secondo gli ultimi sondaggi di EMG gli italiani vorrebbero lui in alternativa a Monti, ma per il sindaco di Firenze – a riconferma dello storico masochismo del centrosinistra – sembra più difficile vincere le primarie del centrosinistra che non le elezioni politiche.

L’altra faccia della medaglia dello sviluppo economico è rappresentato da quello civile. E’ il legame indissolubile tra diritti civili e sociali una delle condizioni per la crescita dell’Italia. Le libertà appartengono a tutti perché sono le fondamenta di una società aperta, dinamica, inclusiva. [Dal programma politico di Matteo Renzi]

Rottamare non è un optional. Molti, spesso perché si sono sentiti attaccati direttamente, hanno criticato la volontà di Renzi di svecchiare a tutti i costi la politica e di rinnovare la classe dirigente. L’innovazione e il rinnovamento sono essenziali per sopravvivere alla crisi non solo nell’impresa e nell’economia, ma in tutti i settori della vita pubblica di questo Paese. Questa non è un opinione, è un fatto. E in Italia non c’è innovazione da troppi decenni per poterci permettere di rimandare oltre. Ora la mia domanda è molto semplice: è necessario sbarazzarci di tutti quei vecchi papaveri che per decenni hanno ammorbato il nostro Parlamento? La risposta, volenti o nolenti, non può essere che sì. Non abbiamo altro tempo da dedicare ai bizantinismi dei vari D’Alema di turno, abbiamo bisogno di persone che prendano provvedimenti efficaci e corretti per i problemi concreti della gente comune. Non ci servono i grandi filosofi della politica (penso a Nichi Vendola, per esempio che accusa Renzi di avere idee vecchie quando lui stesso ha riferimenti ideologici di inizio 900: condivisibili o meno, però di certo non nuovi), ci serve un sindaco. Renzi preme per dare maggiore potere e autonomia ai comuni che sono le realtà amministrative più vicine ai cittadini, quelle che devono dare risposte rapide ai problemi della gente. Buona parte della politica economica proposta dal sindaco di Firenze è tutta incentrata sull’aiuto alle piccole realtà, sul finanziamento di opere pubbliche più modeste ma maggiormente utili nell’immediato. In questi senso quindi c’è un approccio opposto a quello proposto dal governo Monti che tende all’accentramento dei poteri a Roma, nelle stanze del potere che sono così lontane dalla gente comune.

Leo Longanesi diceva che l’Italia è un Paese di inaugurazioni, non di manutenzioni. Noi proponiamo di smentirlo puntando sulle innumerevoli piccole e medie opere delle quali il Paese ha davvero bisogno. Non è detto che lo sviluppo dipenda solo da grandi opere per le quali non esistono, nella maggior parte dei casi, neppure le più elementari valutazioni d’impatto economico. [Dal programma politico di Matteo Renzi]

Senza Renzi non si vincono le elezioni. Lo sanno bene gli elettori con i piedi per terra del Pd, anche quelli che vorrebbero votare Bersani per lealtà verso l’uomo e il partito. Io però credo che oggi sia più importante dimostrare lealtà verso il Paese e tentare di consegnarlo a un candidato che abbia non solo la possibilità concreta di vincere le elezioni politiche, ma anche la capacità di svecchiare totalmente il miserevole panorama politico italiano. Su Matteo Renzi nei giorni scorsi se ne sono sentire di cotte e di crude, la maggior parte erano colossali frottole (l’Unità ha addirittura dichiarato che il suo programma era fascista, Eugenio Scalfari l’ha accusato di voler cambiare il dna del Pd snaturandolo), quindi non perderemo tempo a smentirle. Il programma di Renzi, al contrario di quanto sostengono in molti, è un programma politico di sinistra (finalmente!) ben visibile sul suo sito Internet e scritto in un linguaggio comprensibile a chiunque. Se siete nel dubbio andate a dare un’occhiata e poi decidete in piena coscienza. La democrazia è anche questo: avere il coraggio di cambiare perché padroni del proprio destino. Gli italiani possono fare a meno degli uomini della provvidenza mandati dal mondo della finanza per salvarci, tanto meno di quelli “scesi di nuovo in campo” per salvarsi, è ora che imparino a camminare sulle proprie gambe.