Su LA7, Intorno al minuto 17 della trasmissione omnibus di venerdì 3 dicembre, l’onorevole Daniela Santanchè, esponente di spicco del PDL, per spiegare il buon lavoro del governo di Silvio Berlusconi ha elencato, tra le cose ottenute dall’esecutivo, la tenuta dei conti pubblici durante la crisi economica in corso e, soprattutto, la riconferma da parte delle agenzie di rating della “TRIPLA A” italiana.

Cosa curiosa per un alto esponente di un governo così attento all’economia e alla stabilità dei conti pubblici: non sapere nemmeno che voti abbia in pagella la nostra bella Italia! Da bravi maestrini, noi di medeaonline non facciamo troppo caciara, sottolineamo in rosso (due righe) l’enorme errore di macroeconomia e lo sostituiamo con un più modesto A+.

Il voto per lei, signora Santachè, però non è altrettanto buono. Siamo costretti a darle un 5- perché, anche se in quel frangente lei ha brillato per cortesia e civiltà (cosa rara nei dibattiti politici televisivi), l’errore della tripla A è troppo grosso e mostra una grossa lacuna di base: un po’ come parlare di latino senza conoscere la prima declinazione o non saper risolvere un’equazione di primo grado in un corso di analisi matematica.

Tanto più che il declassamento da AA ad un modesto A+ l’Italia se lo prese nell’estate 2006, pochi mesi dopo che il quinquennio 2001/2006 dell’era Berlusconi era terminato.

Povera Italia, gentile Santachè! Che sia stata colpa di Prodi? Il povero Romano può avere fatto una tale catastrofe dopo pochi mesi dalla sua elezione? Manco avesse fatto esplodere una bomba atomica sulla Fiat, graziosamente salvata dal Cavaliere qualche mese prima… (a proposito, si ricorda come si era speso all’epoca, il povero Silvio, per difendere la più grande industria del paese?)

O forse, più logicamente, dobbiamo ricercare il danno del declassamento nei cinque anni precedenti, quelli del migliore governo del non-fare che la storia italiana abbia mai conosciuto: il quinquennio (oggi dimenticato) di quando Berlusconi (e Tremonti) hanno governato con largo consenso e vento in poppa (senza federalismo, povero Bossi!). Ebbene quel declassamento avvenne proprio nell’estate 2006, dopo i cinque anni del più lungo governo che la storia repubblicana abbia mai conosciuto. Coincidenze, dirà lei.

Ecco, le abbiamo ricordato la storia economica del paese, per farla ripassare un po’, dato che si era dimenticata del voto dell’Italia. Curioso, anche perché la zona euro ha solo due TRIPLE A, quelle della Francia e della Germania, e non conoscere questo piccolo dettaglio non permette di capire davvero come funzionano le dinamiche dell’Unione Europea. Anche qui, c’è un grosso problema di fondamentali.

Del resto non sono cose importanti da sapere per qualcuno che è stato alla Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione dal 16 luglio 2001 al 27 aprile 2006 e dal 6 giugno 2006 all’8 febbraio 2008 e dunque di economia dovrebbe perlomeno interessarsi, e che è stato nella Commissione Politiche dell’Unione Europea dal 22 maggio 2003 al 23 aprile 2005 e dal 26 aprile 2005 al 27 aprile 2006 e quindi degli equilibri dell’Europa Unita dovrebbe essere una vera esperta. Ora ha assunto la carica di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Attuazione del programma di governo nel governo Berlusconi IV(quello attuale, ricordiamoci che ne ha già fatti tre…). Per questa carica forse non è necessario sapere un granché d’economia.

Ma forse, lei è già troppo impegnata a seguire le sue imprese. Già, perché lei è un’imprenditrice e, come è naturale che sia, deve occuparsi delle sue imprese (la logica è ferrea ). La sua società di comunicazione “Adv”, che controlla la società di pubblicità “Visibilia”, è  concessionaria della raccolta pubblicitaria di numerosi quotidiani italiani, tra cui il Riformista, Libero, l’Ordine di Como, i free press D-News, Metro ed IoSpio. Nel settembre 2009 lei ha acquisito la raccolta pubblicitaria de Il Giornale di Paolo Berlusconi; capiamo la mole di lavoro. È stata poi in società con Flavio Briatore, Lele Mora, Paolo Brosio e Marcello Lippi nel locale di Porto Cervo Billionaire ed è socia del Twiga a Forte dei Marmi. Insomma: ha sempre avuto tante cose da fare, è naturale che non abbia tempo di leggere quelle scartoffie che le passano dal ministero.

Ma del resto, come darle torto, onorevole? In Italia non è importante studiare per diventare politico. E “studiare” non vuol dire avere o no una laurea, ma informarsi un poco su quello che si sta facendo, per farlo bene, perché è così che si diventa persone serie. Ma forse ha ragione lei, è un problema generalizzato, non si preoccupi. La conferma ce lo hanno data i suoi colleghi, nonché avversari, che dibattevano ad omnibus con lei: nessuno dei presenti ha reagito di fronte ad una tale castroneria. Forse le scartofie del ministero non le avevano lette neanche loro. Forse anche loro erano impegnati a fare altro. Chissà!

Quindi: brava Italia, con i professori che hai in parlamento, meriti un bel voto: A – !