Finalmente l’Italia ha intrapreso un programma di risanamento dei conti pubblici. A dispetto dei sacrifici cui siamo chiamati, però, gli indici azionari non decollano e, soprattutto, il rinomatissimo spread, fra i nostri BTP a 10 anni e i fortissimi Bund a 10 anni, non sembra migliorare (mentre scrivo, è ancora sopra i 500 punti). L’abbassamento dell’Italia al livello BBB+ da parte delle Agenzie di Notazione sembra poi aprire nuovi più inquietanti scenari. Perché l’austerity, cui ci siamo sottoposti con tanto entusiasmo, non sta risolvendo i nostri problemi? Ma allora che cosa vogliono i mercati?

Una risposta a queste legittime domande ce la fornisce niente meno che Olivier Blanchard, l’economista capo del Fmi. In un suo articolo pubblicato sul sito del Fondo Monetario Internazionale, infatti, spiega come “Gli investitori sono schizofrenici sul problema del risanamento dei conti pubblici e su quella della crescita. Prima reagiscono positivamente alle misure di austerity, dopo reagiscono negativamente quando le misure producono un rallentamento della crescita”. Gli investitori, prima hanno paura perché i conti pubblici non sono in ordine, e quindi pretendono maggior rigore, e poi perché la crescita rallenta.  Eppure, la naturale conseguenza di un aumento delle tasse è sempre una contrazione della domanda e quindi un ostacolo allo sviluppo.

Per Blanchard, le politiche di rigore, causando una contrazione della crescita potrebbero, addirittura, far aumentare i differenziali fra i titoli di stato. I programmi di austerity, quindi, possono risultare controproducenti e danneggiare l’economia a un punto tale da far appesantire i conti pubblici. Perciò rischiamo di sacrificarci per stare peggio di come stavamo prima.

La manovra economica italiana, fatta di tagli e di tasse, rispecchia proprio questo modello. E’ evidente che dobbiamo affrettarci a correggerla con interventi finalizzati allo sviluppo e alla crescita, senza nessun riguardo per i mercati, gli investitori e le agenzie di rating. Altrimenti, come sostiene, il premio Nobel per l’economia, Paul Krugman, rischiamo di fare “come i medici del Medioevo che curavano i loro pazienti con il salasso e quando questo faceva peggiorare le loro condizioni li salassavano di nuovo”.