Obama è Presidente, la base di Guantanamo chiuderà. Forse già entro il 2009. Ormai la notizia è ufficiale: il 44esimo presidente degli Stati Uniti comincia col riparare i danni fatti del suo predecessore. Perché Guantanamo è luogo dove molte volte è stata uccisa la libertà. Ed è stata uccisa dal paese che si dice difensore della libertà. Il nuovo presidente americano lo ha ricordato nel suo discorso di insediamento: non possiamo sacrificare i nostri principi per la sicurezza. E l’America deve tornare ad essere simbolo di libertà e speranza, deve abbandonare quell’ombrosa immagine d’imperatrice capricciosa e ingorda che ha assunto negli ultimi anni.
La fine imminente di Guantanamo coincide con la fine di drammi individuali, ingiusti calvari cui sono sono stati sottoposti uomini e donne. Tra di essi un ragazzino. Si chiama Mohammed el Gharani, ed è stato soprannominato il “detenuto-bambino”. Nato nel luglio 1987, ha trascorso un terzo della sua vita nel centro di detenzione. Finalmente, il giudice Richard Leon, della corte distrettuale del Distretto di Columbia, ha ordinato il suo rilascio. Ecco la sua storia, raccontata da Amnesty International.

“El Gharani, nato in Ciad e cresciuto in Arabia Saudita, è stato arrestato in Pakistan alla fine del 2001, quando aveva poco più di 14 anni, consegnato alle forze Usa di Kandahar (Afghanistan), è stato trasferito a Guantánamo nel gennaio 2002.

Secondo il giudice Leon, le prove dell’Amministrazione Usa contro el Gharani “si basano principalmente su dichiarazioni di due detenuti di Guantánamo, la cui credibilità e affidabilità sono state messe in discussione da funzionari governativi”.

Nel corso dei sette anni di detenzione, el Gharani è stato sottoposto a maltrattamenti. Funzionari dell’Fbi hanno dichiarato che nel corso di interrogatori svoltisi nel 2003, el Gharani è stato costretto a rimanere seduto a terra immobilizzato, per diverse ore, con le braccia e i piedi incatenati. El Gharani è stato anche sottoposto al cosiddetto “programme frequent flyer”, consistente in prolungate e frequenti sessioni di disorientamento, interruzione del sonno e deprivazione sensoriale.

Amnesty International ha chiesto all’ Amministrazione Usa di dare seguito alla sentenza del giudice Leon, rilasciando immediatamente el Gharani e rinviandolo in Arabia Saudita, dove vive la sua famiglia o, se ciò non fosse possibile, in Ciad, dove risiedono altri familiari.

El Gharani è una delle oltre 250 persone ancora trattenute a Guantánamo. A sette anni dall’apertura del centro di detenzione, Amnesty International ha chiesto al presidente eletto Barack Obama di annunciare la data della chiusura di Guantánamo immediatamente dopo la sua entrata in carica e di tradurre in realtà il suo impegno a porre fine alle violazioni dei diritti umani che hanno contraddistinto le politiche e le pratiche antiterrorismo statunitensi negli ultimi sette anni. In particolare, Amnesty International chiede l’emanazione di un ordine presidenziale che metta al bando la tortura e gli altri maltrattamenti come definiti dal diritto internazionale e l’istituzione di una commissione indipendente d’inchiesta che si occupi delle violazioni dei diritti umani commesse dagli Usa nel contesto della “guerra al terrore”.

Fonte: Sito di Amnesty International