Il 27 maggio dalla tribuna dell’assemblea annuale di Confindustria, Emma Marcegaglia, fa sapere al Premier che ha dei dubbi sul lavoro del Governo. Ciò che proprio non va, a giudizio degli industriali, è:

– Il rischio che la coalizione non duri;

– L’incapacità di stimolare la crescita economica.

“Se la maggioranza dovesse ridursi, per litigi e divisioni, all’impotenza allora non potrà esserci maggior crescita. E si chiuderebbe, nell’insuccesso, la lunga promessa della politica del fare”. Nella situazione attuale, “La lenta crescita è per noi la vera emergenza nazionale”.  Subito dopo avverte che il bilancio della crisi è “pesantissimo”. Rispetto al primo trimestre 2008 “abbiamo perso quasi sette punti di Pil e oltre 700 mila posti di lavoro”. Durante questa crisi “la produzione industriale é crollata del 25%, tornando ai livelli di fine 1985. 100 trimestri bruciati”.

Per quanto riguarda la manovra correttiva, la Marcegaglia sottolinea che in essa ci sono “misure che Confindustria chiede da tempo. Perciò diamo pieno sostegno alla linea di rigore del ministro dell’Economia”. Ma, aggiunge, “Mancano, però interventi strutturali per incidere sui meccanismi di formazione della spesa pubblica”. Inoltre, “servono riforme per rilanciare lo sviluppo”. Le misure di rigore della manovra economica “non vanno indebolite in Parlamento, vanno rafforzate”.

La sua indicazione è di assoluto rigore: “Nessuna voce è intoccabile. Occorrono tagli agli stipendi pubblici, aumenti dell’età effettiva di pensionamento, revoca delle false invalidità, tagli alla sanità”. In sostanza per rilanciare il Pese va annullato lo Stato Sociale e va peggiorata la vita del lavoratori.

Forse il Presidente di Confindustria prima di invocare maggiori sacrifici farebbe bene a domandarsi quanti sono, fra i suoi associati, che evadono le imposte, quanti non rispettano le norme sulla sicurezza del lavoro e quanti hanno esternalizzato le proprie imprese licenziando i lavoratori.

La risposta di Berlusconi arriva da “Mattino 5”. Intervistato da Belpietro, il Presidente invita Emma Marcegaglia a “leggere con maggiore attenzione i 54 articoli della manovra, a partire dal primo capitolo sulla competitività economica e sostenibilità finanziaria”. Inoltre, precisa che l’alleanza di governo è solida: “Il Pdl è assolutamente compatto, lo ha rimarcato lo stesso Presidente della Camera Fini”.

Insomma, questa manovra sembra essere indigesta un po’ a tutti:

– La Confindustria vorrebbe più rigore, ma anche più sviluppo;

– La Cgil vi trova “iniquità sociale”;

– Il Presidente della Conferenza delle Regioni la definisce “insostenibile”;

– Bersani la giudica il frutto “di una politica economica dissennata”;

Quindi non avremo rigore, né sviluppo, né equità sociale, né crescita economica. Ma certamente, riducendo i trasferimenti agli enti locali, si avranno minori servizi per i cittadini. Come sempre a pagare saranno le fasce più deboli. E come sempre non si farà nulla per i disoccupati e per i precari, già colpiti duramente dalla crisi.  Non ci si preoccupa di rilanciare l’occupazione, di incoraggiare la ricerca, di sostenere la scuola. Non si punta sullo sviluppo e sul rilancio dei consumi. Si taglia e basta.

Si riducono la spesa e i costi pubblici per evitare che la speculazione si abbatta nuovamente sull’euro e sui mercati. A guadagnarci saranno, come sempre, i grandi finanzieri e le banche, che non vedranno diminuire il valore dei loro titoli. Ed è per questo, che gli industriali si lamentano, perché vorrebbero qualcosa anche per loro.