La foresta dei pigmei è l’ultima avventura della trilogia Le memorie di Aquila e Giaguaro di Isabelle Allende. I protagonisti, impegnati in un safari a dorso d’elefante, devono scrivere scrivere un nuovo articolo per la rivista International Geographic. Dopo una settimana ricca di avvenimenti accade un fatto imprevisto: il gruppo sceglie di non imbarcarsi sull’aereo guidato dalla vivace Angie per tornare a casa, ma di ascoltare la richiesta d’aiuto di fratel Fernando, un missionario alla disperata ricerca dei suoi “fratelli” scomparsi nel villaggio di Ngoubè. Nel tentativo di aiutarlo, i protagonisti si trovano coinvolti in una serie di avventure: dal pericoloso atterraggio nella giungla impenetrabile all’incontro con i pigmei, caduti in disgrazia dopo la sconfitta della regina Nana-Asante e resi schiavi da un “mostro a tre teste” formato da crudelissimi personaggi che rappresentano in forma grottesca la tradizione tribale (lo stregone Sombe e il re Kosongo) e il drammatico post-colonialismo africano (il comandante Mbembelé che contrabbanda avorio e diamanti).

Alexander e Nadia, disgustati dalle violenze effettuate sui Pigmei, decidono di istigare la rivolta degli abitanti chiedendo aiuto a Nana-Asante cacciata anni prima da Kosongo e rifugiatasi nel “cimitero degli antenati”. Avverrà così il loro incontro con gli spiriti e i poteri soprannaturali, infatti, dopo essere entrati in contatto con il mondo dei morti e degli antenati, Alex e Nadia riescono definitivamente a spingere i pigmei alla ribellione convincendoli che nessun dittatore, neanche il più potente e temibile, può durare a lungo se gli vengono meno le complicità. L’impresa si rivela alquanto ardua perché bisogna combattere non solo contro un re e un comandante spietati e sanguinari, ma anche contro uno stregone che impone la sua volontà sfruttando la magia nera che si rivela un mezzo di persuasione ancora più potente del clima di terrore imposto dal re e dai suoi seguaci.

Itemi affrontati in questo libro sono molti e di fondamentale importanza perché tutt’oggi attuali. Tra questi temi, possiamo evidenziare i dibattiti in cui troviamo prima di tutto i modi, le beneficenze e le missioni per aiutare i Popoli ed i Paesi del terzo mondo spesso ridotti in schiavitù dai potenti che vogliono sfruttare terre e forza lavoro per i propri loschi affari. Temi attuali con cui ogni giorno dobbiamo fare i conti, e non solo per quanto riguarda la distruzione della natura in nome di un progresso non sempre utile e finalizzato alla salvaguardia delle popolazioni autoctone, ma soprattutto nei confronti di popoli e animali a rischio di estinzione, ignorati, dimenticati, distrutti o pronti ad essere esposti in un museo di antichità ingiustamente dimenticate, perché se davvero dovessero scomparire perderemo usi e tradizioni vecchi di secoli, antichi come la nascita del concetto di “prime società” di cacciatori a contatto stretto con la Natura. Un grido d’aiuto dalla Natura che si ribella alla forza distruttrice dell’uomo e l’urlo disperato di un popolo che vuole mantenere inalterate le sue tradizioni e che desidera la libertà per se stesso e per una  Terra che non dovrebbe appartenere a nessuno ma dovrebbe essere utilizzata per la sopravvivenza di chi la abita ricordandosi sempre di rispettarla e di aiutarla.Questo libro racconta una favola moralistica, un inno alla forza e determinazione di un popolo, che combatte la sua battaglia quotidiana per non morire, per osteggiare l’imminente progresso industriale che vuole trasformare l’Africa in una miniera da sfruttare passando sopra a chiunque provi ad impedire il compimento di questo scempio. Troviamo anche temi di carattere religioso come le  credenze dei Pigmei, o culturale come le loro cerimonie e i rituali che rischiano di essere dimenticati per una globalizzazione che ci vuole tutti uguali e perseguita il diverso.

Nella stesura di questo romanzo è stato utilizzato prevalentemente un registro linguistico-popolare, alternato a registri linguistici minori. Si rivela, quindi, uno stile semplice, diretto, ed essenziale, che trasmette al lettore immediatamente l’immagine, il ricordo o il significato che la scrittrice vuole evocare con le sue parole. Il romanzo inizia in Africa, si incontrano infatti: la foresta, il safari, il villaggio di Ngoubè e si conclude in America nella casa di Kate e Nadia. La storia viene narrata in un breve lasso di tempo, corrispondente all’incirca ad un paio di settimane, ed appena prima della conclusione del romanzo è presente un evidentissimo salto temporale di un paio d’anni. Questo tipo di tecnica narrativa utilizzata dalla scrittrice viene chiamata col nome di Ellissi Temporale. L’intreccio non segue la fabula, in quanto sono presenti alcuni flashback risalenti al passato dei singoli protagonisti della vicenda ma anche ad episodi raccontati nei precedenti libri della Trilogia (Alex saluta una gorilla con la frase “Tempo Kachi, che la felicità sia con te” appresa dal Lama incontrato nel Regno del drago d’oro).

La Voce Narrante è esterna alla vicenda, ma troviamo la Focalizzazione, stiamo parlando di una voce narrante onnisciente perché chi racconta la storia conosce talmente bene tutti i pensieri, le idee, le emozioni, le capacità e le doti dei personaggi da poterli analizzare con oculatezza e  grande meticolosità. I personaggi in questo ultimo libro vengono fuori da soli senza la necessità di una descrizione diretta (almeno dal punto di vista psicologico ed intellettuale), dalle loro parole e modi di fare. I Personaggi principali sono Kate la giornalista, Alexander e Nadia. Poi troviamo altri personaggi che si possono definire secondari, tra i quali: Fratel Fernando il missionario, Kosongo-Mbembelè-Sombe l’aguzzino dalla triplice faccia e personalità, Joel Gonzàlez il fotografo, i Pigmei tra cui spicca Beyè Dokou con sua moglie Jena e  la sua famiglia, Nana-Asante, Angie ed infine gli altri abitanti del villaggio.

Fratel Fernando de la Fuente è un missionario coraggioso, dalle mille risorse e desideroso di far luce sulla sorte dei suoi “fratelli” scomparsi dalla missione a Ngoubè. È un personaggio realmente esistito, come si vede dalla dedica la Allende dove fa sapere che è stato proprio lui e tutto quello che ha fatto per l’Africa ad animare questo libro. Un personaggio molto bello che rappresenta  l’esempio di come che se lo si vuole si può davvero cambiare il corso degli eventi. Angie è una simpaticissima donna dall’indole tanto forte quanto le credenze superstiziose e la paura per i coccodrilli dopo che un’indovina le ha predetto che sarebbe morta sbranata da loro. Contravvenendo ai desideri del padre usa la sua dote, non per procurarsi un marito rispettabile, ma per comprarsi un aereo con cui accompagnare i turisti. Incallita fumatrice è disposta a tutto per un sigaro, è anche molto vanitosa infatti si dispera per la perdita della borsa in cui teneva sigarette e rossetto. Il suo carattere, deciso e sbrigativo, deriva dall’esperienza di vita la induce ad un’estrema sicurezza di giudizio. Non si può certo definire un personaggio statico perché, nel corso della vicenda, cambia i suoi punti di vista rispetto alle situazioni che le si presentano davanti (es: inizialmente è restia a recarsi a Ngoubè in seguito, commossa dalla sorte dei missionari, accetta di sposare il re per distrarlo in modo da dare la possibilità ai suoi compagni di viaggio di preparare la ribellione) pur mantenendo il suo solito senso pratico, sulla necessità di giudicare le cose in rapporto alle circostanze e non in astratto.

Kosongo: è un usurpatore, messo sul trono da Mbembelè dopo la scomparsa della regina Nana-Asante. Dal carattere impassibile porta sempre il volto coperto da una maschera così che gli abitanti del villaggio e i forestieri credano che il suo sguardo abbia il potere di incenerire. Non parla mai (comunica solo tramite la “bocca reale” l’unica persona in grado di sopportare la potenza della sua voce) perché la sua voce, simile ad un tuono, renderebbe sordo chiunque, si muove solo su una portantina perché se solo avesse posato i piedi in terra questa avrebbe tremato. Maurice Mbembelè: avido, sleale e crudele. Approfitta della sua carica di comandante per impartire ordini, punizioni crudelissime. Secondo indiscrezioni in più di un occasione non avrebbe esitato a mangiare il fegato delle proprie vittime in una sorta di cannibalismo rituale mediante il quale verrebbero assorbiti la forza e il coraggio del nemico sconfitto. Sombe: i Pigmei lo descrivono come un’entità maligna che ingoia fuoco, cammina su braci bollenti o in aria, ingoia fuoco e si trasforma in un rospo dalla saliva micidiale. La sua fama si era diffusa in tutta l’Africa, dicevano che poteva guarire ma anche uccidere solo con il pensiero

Beyè Dokou: piccolo di statura ma dalla grande forza d’animo, riuscirà a sconfiggere il comandante sfruttando proprio la sua struttura fisica. È sottomesso ai dettami del re per cercare di riscattare la sua famiglia che viene tenuta prigioniera con altre donne e bambini per costringere gli uomini ad uccidere gli elefanti per l’avorio. Nana-Asante: È una donna saggia che desidera la pace per il suo amato popolo e la salvezza per la sua Terra. È un personaggio affascinante che rispecchia con la sua bontà, il cuore dell’Africa stessa, questo luogo magico e triste destinato alla salvezza o alla distruzione a causa delle scelte dell’uomo

Il motivo principale per cui Isabel Allende ha deciso di ambientare i suoi tre libri rispettivamente in Amazzonia, Himalaya, e nell’ Africa Equatoriale, sono semplicissime: l’ autrice ha voluto condurre i giovani nei luoghi dove la cultura, le tradizioni e le condizioni di vita sono molto differenti dal resto del mondo, ma dove i caratteri ed i pensieri delle persone sono molto simili a quelli di ognuno di noi. Infatti ogni persona possiede sentimenti, punti di forza e di debolezza, prova emozioni, vuole salvaguardare la propria vita e quella dei propri cari. Tutti desideriamo integrarci in un gruppo e per questo ci adeguiamo all’ambiente che ci circonda. Purtroppo spesso dimentichiamo i valori insegnatici invece non dovremmo mai celare la nostra identità (nessuno ha il diritto di imporci il suo modo di vedere le cose o di agire). I protagonisti della trilogia, dovendosi abituare a costumi, idee, e culture diverse hanno dovuto modificare alcuni atteggiamenti superando paure e pregiudizi (es Alex ha imparato tra le tante cose ad essere meno prevenuto sul cibo) ed imparato ad accettare le usanze sconosciute ricavandoci sempre qualcosa di nuovo. Ogni esperienza, questo non và mai dimenticato, è fonte di arricchimento per ognuno di noi ed anche Alexander e Nadia nel corso dei loro viaggi sono maturati, questa infatti è una Trilogia composta da libri di formazione, in cui assistiamo alla crescita non rapida ma costante dei personaggi.

Quest’ultimo libro segna nettamente la fine dell’infanzia di Nadia ed Alexander ed anche la loro pura e semplice amicizia assumerà le sembianze di amore. Un amore fondato su qualcosa di profondo e spirituale che li terrà legati per tutta la loro vita, pur rimanendo sempre nei loro limiti dell’indipendenza.. Il terzo ed ultimo capitolo della trilogia trasmette un’immagine chiara e forte della fine delle avventure e delle sorprendenti magie di Alexander e Nadia che impareranno anche che i problemi e le discussioni non vanno mai affrontati ne con la violenza fisica ne con quella psicologica (a volte peggiore di qualsiasi vessazione).

Questi sono libri da rileggere in continuazione perché pongono ai lettori un’importante riflessione sul valore della vita, sul rispetto della cultura dei popoli, delle tradizioni. Attraverso le avventure dei protagonisti ci viene insegnato che un popolo non và mai discriminato se ha il colore della pelle diverso dal nostro, per il suo modo di parlare o le sue usanze e tradizioni. Spesso pensiamo che quello che hanno gli altri, il luogo in cui vivono sia meglio di ciò che abbiamo noi.. Non dimentichiamoci, però, che a volte al di là di paesaggi meravigliosi si nascondono terribili verità. Al mondo tante persone soffrono, muoiono senza aver mai conosciuto la felicità.. La vita è preziosa e va tenuta stretta fino alla fine. Inoltre non bisogna andare tanto lontano per cercare la felicità perché questa si può trovare dietro l’angolo e senza bisogno di possedere chissà quali beni materiali perché questa si nasconde dietro la cosa più semplice. Meritevole di apprezzamento è la presenza costante di creature magiche, fantastiche, e soprannaturali presentate nel corso delle tre avventure: nella prima abbiamo delle bestie mitologiche; nel secondo abbiamo invece trovato la statua di un Drago protettrice di un Regno incantato; ed infine nell’ultimo romanzo abbiamo trovato un feroce mostro a tre teste e gli spiriti di numerosi animali fantastici.

Isabel Allende
La foresta dei pigmei
Feltrinelli
2006
189 pp., 8 euro