La crisi economica globale non esiste. Il nostro è solo un errore di percezione.

Ad affermarlo è l’amministratore delegato di Eni nel suo intervento a “Cortina InConTra”. Scaroni a sostegno della sua tesi cita la Turchia, che “sta crescendo dell’8%”.

Analizzando la situazione economica
mondiale è impossibile dargli torto. La Turchia, oltre alla forte crescita del Pil ricordata prima, può vantare un’importante espansione del suo export, che negli ultimi tre anni è aumentato del 37% in Ucraina, del 54,2% in Arabia Saudita, del 29,5% in Iran, del 35,7% in Siria, del 62% in Turkmenistan e del 55% in Kuwait.

La Cina crescerà quest’anno del 10,3%, nonostante la Banca centrale cinese stia perseguendo una politica monetaria restrittiva per contrastare l’eccessiva crescita dell’inflazione, della bolla immobiliare e di quella borsistica.

Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, quest’anno il Pil Indiano aumenterà del 9,4%. E il costo del lavoro sta crescendo così rapidamente che Genpact, la più grande società indiana di outsourcing, ha deciso di spostare le sue attività negli Stati Uniti. Nei prossimi due anni, infatti, per risparmiare sugli stipendi, assumerà in USA 5 mila nuovi dipendenti.

In America meridionale, molti Paesi stanno vivendo un periodo di forte crescita economica, favoriti da una energica domanda interna e dal momento particolarmente favorevole per gli esportatori di materie prime che si avvantaggiano della grande domanda cinese.

Anche in Europa sono presenti dei segnali di ripresa. Il Regno Unito ha ottenuto un aumento del Pil dell’1,6%, il più alto degli ultimi 4 anni. E la Germania, vero motore trainante d’Europa, ha conseguito, a giugno, un incremento del Pil su base trimestrale del 2,2% e rispetto allo stesso periodo del 2009 una crescita del 4,1%, conquistando il miglior risultato dalla sua riunificazione.

Analizzando i dati, appare chiaro che, la crisi che stiamo vivendo non è planetaria, ma riguarda solo Europa e Usa. Gran parte del mondo sta continuando a crescere. Dobbiamo accettare che l’asse economico si è spostato. Se fino alla scoperta dell’America è stato il Mediterraneo, e poi l’Oceano Atlantico, ora si è attestato nell’Oceano Pacifico e Indiano.

Siamo, ormai, la periferia economica del mondo.