Mentre il presidente del consiglio è occupato a dimostrare di non esser protagonista di condotte disdicevoli e mentre le televisioni parlano di soubrettes, nani e scimmiette, la crisi abbassa la sua impietosa scure su aziende, lavoro e salari. Sì perché, chiudendo fabbriche ed uffici, la gente resta a casa, spesso priva di quei normali ammortizzatori sociali e sussidi temporanei diffusi negli altri paesi europei, perdendo potere d’acquisto, fiducia e dignità. Tra queste persone ci sono operai, impiegati, artigiani, ingegneri.

Anche ricercatori. Persone che posseggono un know-how tecnico-scientifico che rischia di essere disperso nel resto d’Europa, o peggio fuori Europa, se il sistema-Italia non sarà in grado di salvaguardarlo. Accanto ai continui tagli alla ricerca pubblica, in Italia si sta compiendo infatti un’altro suicidio collettivo: si chiudono gli stabilimenti privati, proprietà di aziende nazionali e multinazionali, impegnati nella ricerca tecnologica e scientifica. Vi ricordate il caso della Motorola in Piemonte? Fortunatamente ben risolto, grazie al tempestivo intervento delle amministrazioni locali.

Lo stesso sconfortante copione si sta ripetendo ora a Bresso, dove la Cell Therapeutics (CTI), una società americana di Seattle impegnata nella ricerca oncologica,  ha chiuso i battenti, abbandonando la sua succursale lombarda e lasciando a casa ricercatori e dipendenti, nella completa indifferenza delle istituzioni. Segnaliamo qui di seguito l’appello rivolto agli enti locali (comune, provincia, regione), affinché intervengano per salvaguardare un patrimonio conoscitivo e tecnico che una volta disperso o delocalizzato avrà bisogno di decenni per essere recuperato. Amesso che sia possibile recuperarlo.

Preghiamo i media più seri e responsabili, sia sul web che sulla carta stampata (la televisione la escludiamo a priori, ma è consentito redimersi), di prendere sul serio questo appello, diffonderlo il più possibile, affiancarlo ai numerosi altri casi simili di cui non siamo ancora a conoscenza, per salvare quella cultura d’impresa, quella tradizione scientifica e tecnologica, necessarie a mantenere nel nostro paese il livello di benessere, importanza strategica, culturale ed economica che sino ad oggi è riuscito a garantire. In caso contrario il declino italiano e la disoccupazione diventeranno malattia endemica. E gli italiani cominceranno a emmigrare di nuovo dove c’è lavoro: in Germania, in Francia, in Inghilterra e, chissà, in Cina.
Badate che per ricercatori e laureati è frequentemente già il caso.

UN APPELLO PER SALVARE IL CENTRO DI RICERCA IN AMBITO ONCOLOGICO DI BRESSO.

Il gruppo di ricerca di Bresso, ex Boheringer Mannheim, ex Novuspharma e infine Cell Therapeutics (CTI), è costituito da un affiatato team di 60 persone con oltre 20 anni di esperienza nella ricerca oncologica e vanta successi che solitamente sono appannaggio di gruppi ben più grandi.

Tra questi, lo sviluppo di una molecola (Pixantrone) in fase di registrazione per il linfoma non-Hodgkin (NHL) aggressivo e la scoperta di un’altra molecola (inibitore del Proteasoma) successivamente venduta ad una azienda farmaceutica americana e attualmente in fase di sviluppo clinico.

Lo scorso 27 Febbraio la proprietà americana (CTI) ha deciso di dismettere il sito di ricerca di Bresso dopo aver puntato su “pixantrone”, un farmaco totalmente scoperto e sviluppato in Italia.
Questo farmaco sarà sul mercato l’anno prossimo e, per loro stessa dichiarazione, realizzerà vendite potenziali per un miliardo di dollari ed è talmente promettente che è già disponibile in Europa per uso compassionevole.

Di fronte alla decisione di chiudere il sito, i dipendenti desiderano di dar vita ad un progetto innovativo nel panorama italiano creando “Ricerca Italia”, una società che si propone di essere un anello di congiunzione tra la ricerca di base, l’Università o gli istituti di ricerca pubblici e lo sviluppo farmaceutico industriale.

Con questo appello chiediamo che qualcuno (enti istituzionali, fondi o banche) creda in noi e nel nostro progetto e che, soprattutto, dimostri concretamente il coraggio d’investire in ricerca, un settore sul quale tutti i paesi più industrializzati stanno puntando per uscire dall’attuale crisi.

La nostra è una corsa contro il tempo, perché dal 18 Maggio tutti i dipendenti sono stati messi in cassa integrazione straordinaria a zero ore, preludio alla mobilità e l’azienda ha deciso di incominciare da subito le procedure di smantellamento del sito di Bresso.

Ci siamo rivolti al comune di Bresso, alla provincia di Milano ed alla Regione Lombardia. Chiediamo in particolare alla Regione e al presidente Formigoni, che si è dimostrato sensibile a vicende analoghe aiutando il centro di ricerca oncologica di Nerviano, di manifestare la medesima fiducia anche in Ricerca Italia, impedendo così la dismissione del centro di ricerca di Bresso.

Chiediamo aiuto a tutti i mezzi d’informazione perché diffondano questo nostro APPELLO: è l’ultima possibilità che abbiamo per salvaguardare 20 anni di patrimonio scientifico italiano, specificamente in ambito oncologico, e per avviare un nuovo progetto imprenditoriale.

Gli “ex dipendenti” CTI

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