Il Jobs Act si limita a riorganizzare il mercato del lavoro con l'intento di renderlo più "moderno" (non sempre l'aggettivo è sinonimo di migliore)

Nel mondo della magia basta pronunciare la formula giusta e si ottiene quello che si desidera. Le parole possono ottenere tutto, hanno un potere immenso, fenomenale. Purtroppo nella nostra realtà le cose vanno in maniera diversa. Non è possibile far crescere l’occupazione pronunciando una formula magica, neanche se questa è in inglese e neanche se è l’ormai famosa “abracadabra Jobs Act“. Per uscire da una situazione come quella che stiamo vivendo dal 2008, bisognerebbe adoperare la stessa strategia utilizzata per combattere gli effetti della “crisi del 1929”: ossia aumentare la spesa pubblica. In questo modo, sarebbe l’intervento dello Stato a far crescere la domanda di quel tanto che serve per convincere le imprese a estendere la loro produzione. Tutto il resto avverrebbe di conseguenza: assunzioni, effetto moltiplicatore, crescita del Pil, fiducia. Purtroppo, però, a causa del nostro ingente debito pubblico, dei vincoli europei sulla stabilità e della corruzione della nostra classe politica questa strada non è percorribile.

Contratti

Il piatto forte è il contratto indeterminato a tutele crescenti, con il quale si intende contrastare la precarizzazione dei lavoratori, rendendolo più conveniente per le aziende rispetto ad altri tipi di contratto, in termini di oneri diretti ed indiretti. Questo nuovo tipo di contratto, di fatto supera l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Infatti, per i neo assunti, scompare il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa. Si avrà diritto solo a un risarcimento economico che cresce (da qui la formula “a tutele crescenti”) in base all’anzianità di servizio, e che sarà pari a due mensilità dell’ultima retribuzione per ogni anno di servizio, fino a un massimo di 24 buste paga.

Trattamento di disoccupazione

Viene introdotta la Naspi, che avrà carattere universale. La sua durata sarà in base alla contribuzione che il lavoratore ha versato prima dell’evento di disoccupazione e varierà da un massimo di 24 mesi, per chi ha versato 4 anni di contributi, a un minimo di 18 mesi.
Questo nuovo ammortizzatore sociale migliora quanto introdotto dalla legge Fornero (non ci voleva un granché), ma rispetto alla situazione pre-Fornero presenta luci e ombre. Infatti, la Naspi durerà al massimo 24 mesi mentre la Mobilità partiva da 24 mesi per diventare 36 per gli over 50. Inoltre chi risiedeva al Sud aveva un altro anno aggiuntivo.
Con l’introduzione di questo nuovo ammortizzatore, poi, viene abolita la cassa integrazione in deroga che si frapponeva fra il momento del licenziamento e quello della Mobilità, fornendo, a chi aveva perso il lavoro, un periodo più lungo di sostegno del reddito.
L’aspetto positivo consiste nel fatto che la Naspi è rivolta anche ai lavoratori precari.

Demansionamento

Il demansionamento dei dipendenti sarà possibile in caso di riorganizzazione aziendale, oppure se prevista dai contratti collettivi nazionali o aziendali.

Contratto di solidarietà

Semplificazione delle tipologie di situazioni in cui questo può essere applicato e suo potenziamento. Di fatto si tenta di far preferire questo strumento alla Cigo, cassa integrazione guadagni ordinaria (da non confondere con quella straordinaria che verrà soppressa).
L’obiettivo è consentire alle aziende di aumentare il proprio organico riducendo l’orario di lavoro e, di conseguenza, anche la retribuzione.

Agenzia Nazionale per il Lavoro

Su questo punto si gioca il successo dell’intero pacchetto. In Italia non è mai esistita una politica attiva per ricollocare chi aveva perso il lavoro. Si preferiva erogare la cassa integrazione straordinaria per alcuni anni e la mobilità, senza riqualificare il disoccupato e senza aiutarlo nella ricerca di una nuova occupazione. Ora, invece, sarà compito dell’Agenzia Nazionale per il Lavoro sostenere, guidare e formare il disoccupato con lo scopo di reinserirlo in una nuova azienda. È una grande sfida dalla quale dipende l’esito di tutto il progetto. Se non dovesse funzionare, il nostro mercato del lavoro non avrà fatto dei veri progressi. Non ci resta che aspettare. D’altronde solo valutando dai frutti, si può stabilire se l’albero è buono oppure no!