In Palestina la guerra sembra aver sortito l’effetto di radicalizzare le posizioni. Se da una parte, infatti, continuano i contatti al fine di raggiungere una tregua “stabile” tra Israele e la Striscia di Gaza, dall’altra, all’interno dei due paesi, sia in Israele che in Palestina, le statistiche danno per favoriti, assecondati, sostenuti i partiti inclini alla continuazione del conflitto. Da un lato, Hamas  domanda la riapertura dei valichi e l’eliminazione del blocco, dall’altra Israele chiede lo stop del lancio dei razzi e la liberazione del caporale Gilad Shalit, rapito nell’estate del 2006.
In Israele fervono i preparativi per le elezioni che si terranno il 10 febbraio per rinnovare i 120 seggi della knesset. I sondaggi danno in vantaggio il partito di destra Likud, guidato da Benjamin Netanyahu, con 27 seggi previsti, seguito dal centrista Kadima di Tzipi Livni, attualmente al governo. Più sepatati si pongono i laburisti di Ehud Barak e l’estrema destra di Yisrael Beiteinu, di Avigdor Lieberman, con 17 seggi previsti.
Sul versante dell’Autorità Nazionale Palestinese un sondaggio ha reso noto che Hamas, il parito fautore degli attacchi terroristici ad Israele negli ultimi anni, ha superato come consensi al-Fatah, tradizionalmente moderato: il 28,6% della popolazione si dichiarerebbe pronto a votare per l’organizzazione che comanda a Gaza contro il 27,9% in favore del partito di Abu Mazen. Il sostegno della popolazione ad operazioni militari contro Israele è aumentato al 53,5%.
Tutto fa prevedere, insomma, un imminente ritorno alle ostilità.

Fonte: wikinotizie