Il Senato ha approvato il 5 Febbraio il disegno di legge sulla sicurezza che ora passa all’esame della Camera. Tra i punti principali la tassa sul permesso di soggiorno (dagli 80 ai 200 euro), la schedatura dei senza fissi dimora, la legalizzazione delle ronde di cittadini non armate. Ma il punto più controverso è l’emendamento presentato dalla Lega, primo firmatario il capogruppo Federico Bricolo, che cancella la norma secondo cui il medico non doveva denunciare lo straniero clandestino che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche. Ovvero si apre l’epoca in cui i medici hanno la possibilità di denunciare alle autorità i clandestini che chiedono loro aiuto sanitario.
Medici senza frontiere (MSF) denuncia da tempo la pericolosità di questo provvedimento: – Con questa votazione – si legge sul comunicato stampa diffuso da MSF – viene abbrogato il comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione) che sancisce il divieto di “segnalazione alle autorità” per il personale sanitario. Il suddetto comma 5 attualmente in vigore prevede che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali n.d.r.) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano. L’ambiguità conseguente a tale abrogazione e, di conseguenza, il concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerà nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche, una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa “marginalizzazione sanitaria” di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio, anche aumentando i fattori di rischio per la salute collettiva. –

“Siamo sconcertati per la scelta del Senato di avere consapevolmente ignorato il grido di allarme lanciato dagli ordini professionali di medici, infermieri e ostetriche e da centinaia di associazioni e rappresentanti della società civile”, dichiara Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF Italia. “Una scelta che sancisce la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario volto a tutelare il paziente come essere umano indipendentemente da ogni altra considerazione”.

Medici senza Frontiere, promotrice insieme a SIMM, ASGI e OISG della campagna “Siamo medici e infermieri – Non siamo spie“, si appella ora alla Camera dei Deputati perché riveda la posizione assunta dal Senato sul comma 5.
Medici senza Frontiere lavora in Italia dal 2003 per fornire accesso alle cure e assistenza medica agli immigrati. In collaborazione con le ASL locali ha gestito 35 ambulatori per stranieri irregolari e ha curato 18mila pazienti.

Fonte sito di Medici senza Frontierecorriere.it