In occasione del centenario della pubblicazione del Manifesto del Futurismo su Le Figaro, Parigi ha ospitato, durante il 2009, numerose iniziative per celebrare l’anniversario dell’avanguardia italiana. Dopo la mostra Il futurismo a Parigi al Centro Pompidou, che ha rivelato la portata transnazionale di un movimento nato in Italia, rivelatosi in Francia e diffusosi nel resto dell’Europa, anche il Museo Maillol ha presentato il movimento futurista russo nella mostra L’avant-garde russe dans collection Costakis. Un’occasione, questa, più unica che rara per poter osservare opere poco conosciute, spesso dimenticate, uscite molto raramente dai confini nazionali. Per questo vale la pena parlarne anche a mostra finita, per approfondire una parte della storia dell’arte moderna così poco conosciuta.

Tra il 1910 e il 1913, artisti e poeti russi si riuniscono a Sanpietroburgo intorno alla rivista Sadok Sudej (Il vivaio dei giudici); a Mosca, all’Accademia d’arte, il pittore David Bourliouk incontra il poeta Vladimir Majakovskij: è la nascita del cubo-futurismo russo, nome in cui si rivela l’intermediazione del cubismo parigino. È la capitale francese, meta di numerosi artisti russi, la vera cerniera tra Mosca e Milano.

I cubofuturisti sono pittori, poeti, architetti, e la Collezione Costakis offre un panorama completo dell’avanguardia russa nelle sue molteplici contaminazioni, dall’influenza simbolista al costruttivismo. Malevic, Popova, Klioune, Rodcenko, El Lissitzky, Kudriachov, Tatlin sono i protagonisti di un movimento artistico multiforme che voleva rivoluzionare l’arte e la vita quotidiana, che mirava ad abolire il quadro da cavalletto e l’opera unica. Un’avanguardia che, applicandosi a tutti i linguaggi, dall’architettura alle arti applicate, dai manifesti alla fotografia, prefigurava il linguaggio di una nuova società socialista.

È lontano l’elogio italiano dell’urbanità, le avanguardie russe si concentrano sul colore e sul folklore proveniente dalla tradizione, formalizzandosi sino alla rottura radicale operata nel 1915 da Malevic , Klioune e Popova: un’arte non oggettiva, con un vocabolario geometrico, a colori puri. È la nascita del suprematismo, le cui intuizioni sono riprese e sviluppate dal Bauhaus tedesco, dal neoplasticismo olandese e dalla scuola informale del secondo dopoguerra.