Dopo sette anni la giustizia italiana – che, come si sa, ignora il concetto di rapidità – dà ragione al giornale inglese The Economist. Silvio Berlusconi ha perduto la causa per diffamazione contro la testata britannica seguita al famoso articolo, del 26 aprile 2001 (Berlusconi all’epoca si batteva con Rutelli per le politiche che terminarono con il suo trionfo), intitolato: “Perché Sivlio Berlusconi è inadatto a governare l’Italia”. «In ogni democrazia che si rispetti – osservava il cronista dell’Economist in quel pezzo – sarebbe impensabile che l’uomo sul punto di essere eletto primo ministro sia stato sotto inchiesta – tra le altre cose – per riciclaggio di denaro sporco, concorso in omicidio, associazione mafiosa o comunque complicità con la mafia, evasione fiscale e corruzione di politici, giudici e componenti della Guardia di Finanza. Ma il paese è l’Italia e l’uomo è Silvio Berlusconi, quasi certamente il suo cittadino più ricco». L’inchiesta procedeva poi ripercorrendo la carriera di imprenditore e di politico di Silvio Berlusconi, senza indugiare sulle parti più oscure e meno note diventando – secondo i legali di Berlusconi – «null’altro che una opinione strumentale e malevola… per interferire nelle prossime votazioni». Per la prima sezione civile del Tribunale di Milano però l’Economist aveva tutto il diritto di scrivere e pubblicare quell’articolo. «Le soggettive conclusioni – si legge nella sentenza – alle quali giunge l’Economist nelle frasi di apertura e chiusura dell’articolo “Una storia italiana” (relative a “soldi di provenienza oscura”, al fatto che “Mr Berlusconi ha avuto bisogno di notevoli aiuti da zone grigie” e che “sebbene abbia detto di voler rimpiazzare un vecchio sistema di corruzione, il suo impero personale è largamente un prodotto di quel sistema”) sono coerenti, sotto il profilo della consequenzialità logica e dell’applicazione dei criteri induttivi e deduttivi del pensiero razionale, con le suddette premesse ed essendo proposte all’attenzione dei lettori in tale loro natura… rientrano a pieno titolo nell’esercizio del diritto di critica tutelato dall’articolo 21 della Costituzione».
L’Economist – in un impeccabile stile britannico – ha così commentato la notizia: «Siamo lieti di annunciare che un tribunale di Milano ha emesso un giudizio che respinge tutte le richieste di Berlusconi e con il quale gli chiede di pagare tutte le spese sostenute dall’Economist. L’Economist non rilascerà nessun altro commento. Il signor Berlusconi è di nuovo premier in Italia».
I legali del premier promettono, come prevedibile, battaglia.