È giunta l’ora di riconoscere l’efficacia del marketing messo in campo da Silvio Berlusconi per promuovere se stesso. Gli uomini immagine del Cavaliere gli hanno cucito addosso un personaggio-mito, che assomma in sé elementi archetipici di grande impatto popolare. Il personaggio Berlusconi ha un ruolo preciso nella commedia della politica italiana: l’uomo buono per ogni stagione. Egli è la rappresentazione meglio riuscita della naturale propensione alla doppiezza e alla contraddizione tipica degli italiani, infatti è amato dalla maggioranza della popolazione che in lui si riconosce perfettamente. Lo amano come i greci amavano Achille o i romani Cesare, né più né meno. L’opposizione – tutte le opposizioni – gli contrappongono uomini saggi, spesso di buon senso, più o meno animosi, ma tutti ugualmente incompiuti e inadeguati sotto il profilo dell’immagine. Questo perché la sinistra italiana (restringiamo il campo) non si rivolge più a un elettorato che conosce e viceversa l’elettorato di sinistra non si riconosce più nei partiti che dovrebbero rappresentarlo. Bisogna riflettere a fondo su questo fenomeno. I leader storici della sinistra sia italiana che internazionale, gli uomini che incendiavano gli animi e convincevano la gente, erano molto diversi dagli attuali leader del Pd (per esempio). Non saprei dire perché, si possono fare solo delle ipotesi, ma all’elettore di sinistra piace seguire un leader molto diverso da Berlusconi. Gli elettori di sinistra infatti non amano tanto l’uomo buono (che comunque rispettano), quanto l’uomo giusto. Per chiarire meglio a quale archetipo mi riferisco vi citerò un film: Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone. In una ipotetica elezione tra i tre protagonisti del film, mentre l’elettore di destra voterebbe senza indugio il brutto (o al massimo il cattivo), l’elettore di sinistra, a mio avviso, voterebbe senza pensarci sopra neppure un secondo per il buono (che in effetti tanto buono poi non è, tutto al più – come si diceva – è “giusto”). Questo perché gli ideali della sinistra si incarnano meglio – paradosso dei paradossi – in quello che è uno dei miti fondativi degli Stati Uniti d’America: il cavaliere solitario, l’uomo solo contro la società, l’individuo forte solo del proprio testardo coraggio e della propria idea di giustizia. In parole povere: Clint Eastwood.
Ora, facciamo uno sforzo di immaginazione e paragoniamo l’Eastwood di Sergio Leone con Walter Veltroni o Dario Franceschini. Avete capito dove voglio andare a parare, giusto? Come fare dunque per procurarci un leader della sinistra degno di rappresentarci anche sotto il profilo dell’immagine? Crearlo a tavolino sarebbe facile (e la destra in effetti fa quasi sempre così coi suoi rappresentanti politici) ma poco “di sinistra”. Noi elettori di sinistra un uomo così dobbiamo farlo venir su dal nulla, dovrebbe venirci incontro cavalcando silenzioso e determinato. Difficile? Probabilmente almeno quanto vincere le prossime elezioni politica, ma chi ci assicura che quell’uomo non sia già tra noi?