In Italia è il cervello più grande, potente e veloce che sia mai esistito. Capace di fare 10mila miliardi di operazioni al secondo è quanto meno definibile un “supervercello”. Nel mondo ce ne sono solo altri dieci (2 in USA, 1 in Canada, 1 a Taipei e 6 in Europa ) come lui, un Tier-1,  e domani sarà inaugurato ufficialmente al CNAF di Bologna, il centro di calcolo dell’ Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
L’Italia si allinea così agli altri paesi Europei e, insieme, gli 11 supercervelli “Tier-1” esistenti si stanno preparando per ricevere dal CERN di Ginevra l’enorme massa di dati che saranno prodotti dall’acceleratore di particelle LHC, per immagazzinarli e distribuirli ai vari centri perché i fisici possano effettuare le complesse analisi e rivelarci i segreti dell’Universo.
“La caratteristica del nostro supercervello è quella di poter elaborare una mole enorme di informazioni con un’architettura disegnata e ottimizzata per accedere alla massima velocità ai dati, ordinarli e trasferirli” ci spiega Mirco Mazzucato, responsabile del progetto del CNAF di Bologna.
In attesa che LHC cominci a funzionare, alla fine di quest’anno, il supercervello da circa un mese e mezzo sta già “ufficiosamente” analizzando i dati di simulazione per mettere a punto programmi di analisi.  È poi conivolto negli esperimenti CDF, BaBar e Virgo sui campi gravitazionali.
Le macchine di “Tier-1” lavoreranno 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana e dovranno far fronte ad una quantità di dati pari ai bites prodotti da tutte le telefonate in Europa ogni 24 miliardesimi di secondo.
Tanto per descriverlo il supercervello è composto da 120 armadi aggregati in “isole” ad alta densità di raffreddamento, che sono tra le più tecnologicamente avanzate del mondo nel risolvere il maggior problema di questo tipo di macchine ovvero la la dissipazione del calore prodotto dall’intensa attività delle loro “rotelle”.
“Abbiamo disegnato l’impianto per  essere usato da INFN per un decennio, e ogni anno la potenza di calcolo sarà addirittura raddoppiata, anche a seconda delle esigenze crescenti di LHC – anticipa Mazzucato – se sarà necessario implementeremo il sistema di raffreddamento. Questo attualmente consente  di eliminare il calore generato dalla dissipazione dei calcolatori di una potenza elettrica di intensità fino a 1,4 Megawatt con la possibilità di raggiungere e superare i 2 Megawatt”.
Mazzucato ci rivela che al CNAF di Bologna stanno valutando la possibilità di usufruire direttamente del sistema di raffreddamento composto da tubi di acqua fredda erogata dal Comune del capoluogo emiliano, che passa proprio accanto al supercervello.
La macchina bolognese di supercalcolo rappresenta circa il 10-12% del volume mondiale delle operazioni che confluiscono nella GRID, (l’internet del futuro)  e può essere messa a disposizione dei centri di ricerca di tutte le discipline scientifiche.
“L’Italia è uno dei paesi leader della GRID, questo impianto è all’avanguardia e innovativo a livello mondiale perché accoppia la capacità di calcolo con l’accesso ai dati , che non è semplice”, dice Mazzucato.
“Stiamo cercando di consolidaree la GRID a livello europeo e nazionale, l’obiettivo che ci stiamo prefissi per il prossimo anno o due – continua – è quello di poter usare questa tecnologia in infrastrutture che possano essere utilizzate non solo in settori come la biologia e le Scienze della Terra, ma anche nella pubblica amministrazione e a servizio dell’innovazione nel nostro paese”
Uno dei maggiori problemi al momento è però sapere cosa farsene di tutti questi dati complessi che vengono raccolti, e dunque come renderli concretamente fruibili dai vari soggetti, pubblici, di ricerca, ma anche dalle aziende.
INFN sta lavorando a progetti pilota con la protezione civile per la simulazione di incendi e inondazioni o, ad esempio, per renderei i dati spaziali disponibili anche alle aziende, magari per la loro attività di progettazione di strade, ponti o cavidotti.
Per questo è in corso un progetto prototipale europeo, Genesis Thematic Newtwork, in collaborazione con ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. “Quello che vogliamo fare è costruire interfaccia standard per rendere fruibili i dati spaziali – conclude Mazzucato – serviranno poi servizi solidi per metterli a disposizione di tutti”.

[fonte: Wired.it]