“Bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla”, diceva don Fabrizio nel romanzo Il Gattopardo.
Vi proponiamo una canzone di Giorgio Gaber del 1963, gli imbroglioni, un impietoso ritratto della prima repubblica.
Oggi, che siamo nella seconda, si dice tutto sia radicalmente cambiato.

Gli imbroglioniGiorgio Gaber, 1963

Conosci quel paese dove fioriscono aranci e limoni
e vivono tranquilli gli imbroglioni?

Si comincia presto da bambini, con imbrogli piccolini
Per renderla un poco più bella si cambiano i voti alla pagella.

A sedici anni il cuore poi s’infiamma di nascosto da babbo e mamma
e si sfogano gli istinti della razza imbrogliando la prima ragazza

Conosci quel paese, c’è sole, il mare, ci sono canti e suoni
e vivono tranquilli gli imbroglioni?

A vent’anni ci si da da fare per saltare il militare
Con l’imbroglio si può anche ottenere un’onesta laurea da dottore

A trent’anni c’è la famiglia e s’imbroglia anche la moglie
Poi per tenere in piedi la baracca c’è il solito sistema della patacca

Conosci quel paese d’amore ardente, folli le passioni,
e vivono tranquilli gli imbroglioni?

A quarant’anni, esperti del mestiere, si è fatti cavaliere
Se non scivoli su bucce di banane imbrogli il fisco e le dogane

A cent’anni infine si riposa dopo una vita laboriosa
e si muore con l’unico rimpianto di non poter imbrogliare il tempo

Conosci quel paese dove fioriscono aranci e limoni
e vivono tranquilli gli imbroglioni?