Presentare Michel Pastoureau al lettore italiano è superfluo, dopo l’edizione di quella che può essere considerata una sua summa presso Laterza (Medioevo simbolico, 2005) e dopo che il Ponte alle Grazie ne ha pubblicato in rapida sequenza alcuni volumi di diversa mole (Blu. storia di un colore, 2002; Il piccolo libro dei colori, 2006), cui va aggiunto La stoffa del diavolo. Una storia delle righe e dei tessuti rigati (Genova, Il melangolo, 1993). In traduzione mancano molte delle sue opere, come l’insuperato Traité d’héraldique (1995), l’affascinante Jesus chez le teinturier. Couleurs et teintures dans l’Occident medieval (1997) e il Dictionnaire des couleurs de notre temps (1992), autentico baedeker che dovrebbe stare sul tavolo del grafico e di molti altri professionisti. A questo corpus il Ponte alle Grazie aggiunge ora Nero. Storia di un colore (2008).

L’autore avverte che non seguiranno altre 5 monografie dedicate ai colori dello spettro, e del resto la storia contorta di questo colore che a tratti nella storia (col bianco) è stato considerato un “non-colore” finisce per toccare tutti gli altri.

Riassumere il volume non è consigliabile: bisogna che il lettore segua da sé la dialettica storica del nero, per lungo tempo “colore come gli altri”, dopo periodi di crisi (il suo appeal crolla in due distinti periodi, il medioevo cristiano, che vi scorge un colore diabolico e l’età postnewtoniana, che lo espunge dal novero dei colori veri e propri). Eppure colore “primario” il nero lo è stato: in araldica, nella moda tra Rinascimento e Riforma, nel tenebroso romanticismo, nella fumosa età industriale, nella fotografia, nella grafica, nel cinema, quando ha dato la stura a ricorrenti ondate di cromoclastia. Un ruolo chiave ce l’ha all’inizio dell’età moderna proprio l’introduzione della stampa e la riproducibilità della grafica a basso costo; da allora il mondo che per l’uomo medievale era “giallo rosso e blu”, diventa un mondo in bianco-nero. L’intreccio di dati letterari, pittorici e antropologici con la storia delle tecniche tintorie, della produzione dei pigmenti e delle scoperte scientifiche è magistralmente dominato da Pastoureau, che tuttavia non si nasconde le insidie metodologiche (discusse nella prefazione) che lo “storico del colore” si trova ad affrontare, prima di tutte la consapevolezza che il colore è innanzi tutto (benché scientificamente misurabile) un fenomeno culturale, nonostante i pantoni e le frequenze luminose. Anche il nero è a mezza strada tra psicologia, simbolismo, eleganza, tecnica e ne fanno fede i residuati linguistici (veri luoghi comuni), “buco nero”, “lavoro nero”, “pecora nera”, “bestia nera”, “libro nero”. Dopo le forzature di un Ford che si rifiutava di produrre auto colorate, le banalità dei sarti (“il nero va bene su tutto”), la simbologia “estrema” fascista e anarchica, il nero si gode il meritato riposo di “colore normale”, dopo l’ostracismo di più secoli, né troppo apprezzato (come il blu), né troppo odiato (come il giallo): almeno a stare ai sondaggi d’opinione.

Michel Pastoureau, Nero. Storia di un colore, Ponte alle Grazie, euro 34,00.

[fonte: Alessandro Savorelli – SocialDesignZine]