Milano, 26 febbraio 2005, giornata conclusiva della settimana della moda. In passerella gli ospiti illustri di questa manifestazione attendono di veder sfilare le creazioni di Serpica Naro. Per tutta la settimana gli addetti ai lavori si sono domandati chi diavolo fosse questa fantomatica stilista. Le sue credenziali erano ottime: designer anglonipponica residente a Tokyo nota per aver “allargando i confini del fashion design”. Si sarebbe laureata al Bunka Fashion College e la sua notorietà pare sia a livelli internazionale, soprattutto per la scelta di tessuti high tech e originali tecniche di taglio. La sua sperimentazione “in aree sottratte al main stream” contemplerebbero l’invenzione del cosiddetto “mascheramento”. La Naro avrebbe recitato un ruolo da pioniera nell’uso di tessuti rifrangenti e nell’uso di fasciature nelle collezioni di moda. La sua collezione PrÍt-ý-Porter includerebbe il famoso “NonConform range”; l’indispensabile abbigliamento da lavoro dei tardi anni ’90, ora osannato dai collezionisti. Ispirata dalla fusione culturale di centri urbani come Tokyo e Londra e dalla loro vita notturna eclettica ed eterogenea, Serpica continuerebbe ad essere una figura forte all’interno dell’industria della moda, alternativa e non. Serpica pare essere la promotrice di tanti eventi di moda dal gusto alternativo in tutto il mondo e il suo pare sia un nome di richiamo in Giappone, Korea e Hong Kong (i nuovi, appetitosi, mercati del futuro). In questi paesi le sue famosissime collezioni lifestyle, che includono intimo, accessori, e per i suoi abiti all’avanguardia, sarebbero considerate impedibili. Serpica pare sia stata la prima stilista a presentare uniformi da lavoro firmandosi col proprio nome. Inoltre si dichiara attiva in diversi progetti, come la creazione di eco-pannolini o più recentemente, l’introduzione di un sistema rivoluzionario per il trattamento delle pelli secche, il Droplife System, che dovrebbe essere presto lanciato in Giappone. Serpica Naro è stata accreditata senza alcun problema. Nessuno, tra gli organizzatori della rinomata manifestazione milanese, ha avuto il coraggio di ammettere che non aveva mai sentito parlare di questo presunto genio della moda orientale. Infatti Serpica Naro non esiste e non è mai esistita, si tratta di un personaggio fittizio, creato dal collettivo Chainworkers con l’esplicito intento di criticare il mercato della moda (uno dei mercati di punta della produzione italiana e un vero e proprio vanto per la nostra economia) attento esclusivamente alla credibilità di un marchio e non alla consistenza del lavoro (in tutte le fasi produttive) che dovrebbe sostenerlo. Là dove la nostra società, che i più pedanti definiscono “dell’immagine”, propone il bello ai suoi massimi livelli pare esserci un vuoto ed una mancanza di rispetto per i contenuti imbarazzante. Una vergogna che sfiora l’ignoranza: bizzarro in un ambiente che pretende di essere considerato “culturale”. Oggi Serpica Naro – che è l’anagramma di San Precario – è un metabrand, ossia un marchio di moda disponibile a chiunque voglia usarlo per creare le proprie collezioni o i propri capi e venderli. Uniche condizioni: l’intera filiera produttiva di qualsiasi cosa nasca sotto questo marchio deve essere libera da precariato. Serpica, in merito a tutta questa vicenda, ha recentemente dichiarato: « Esiste un drago nel mio paese che gioca sempre con sé e con i fanciulli e le fanciulle che hanno il coraggio di accarezzarlo. Gira e rigira su se stesso, si colora, danza, s’agita e si racconta poi di come i suoi pensieri nascano sempre dal cuore dei presenti e di come vengano dipinti dalle cromature sacre delle menti dei puri astanti. In te c’è l’artista e lo stilista che cerchi e nei precar* che ti circondano e nel mondo che vi avvolge ci sono le pagine bianche, tele immacolate su cui porre mano».