In America sta accadendo qualcosa di strano, di anomalo. Facciamo un po’ di chiarezza, un breve riassunto dei fatti: la crisi dei subprime è arrivata in seguito al comportamento delle banche e delle assicurazioni che, per anni, hanno concesso mutui a persone che non avevano le garanzie per restituirlo. Questa procedura, divenuta abituale, ha portato all’insolvenza  molte banche ed istituti di credito statunitensi, i quali, concedendo mutui senza garanzie, si sono trovati senza i soldi che avevano prestato. Ora pero, l’economia è globale e complessa e le banche hanno l’abitudine d’investire l’una sull’altra: ne consegue che il fallimento di alcune banche, a causa dei mutui subprime, rischia di provocare un effetto domino sulle altre che risultano creditrici nei loro confronti, perché avevano prestato loro denaro o perché avevano partecipazioni nella loro struttura finanziaria. Con questo meccanismo, le banche e le assicurazioni implicate nel giro di crediti, rischiano di fallire tutte a catena. Il mondo é globale e l’america è ancora la più grande potenza economica e finanziaria del pianeta: se le sue banche falliscono, l’economia statunitense collassa e quella mondiale rischia grosso. Per questo, lo stato americano, in questi giorni, sta comprando o prestando denaro a molti istituti di credito e, di fatto, sta proponendo la nazionalizzazione di alcune banche e di molte assicurazioni. Accanto a questo, l’America pensa d’instituire un ente-rifugio che aiuti le imprese a rischio di fallimento : una sorta di IRI all’americana. La cosa strana che sta accadendo in negli USA é questa : lo stato più capitalista del mondo sta attuando una politica statalista molto spinta. Dopo decenni di difesa sfrenata del liberalismo e del mercato senza regole, la nazione promotrice di questo modello deve tornare su suoi passi per non cadere in recessione. Perché le imprese private, le banche e le assicurazioni sono alla base del suo sistema sociale, anche in quegli ambiti che in Europa sono dominio dello stato. Per intenderci : se fallisse il sistema bancario ed assicurativo statunitense, gli americani si troverebbero senza assistenza sanitaria, senza pensione, senza casa. Sarebbe la peggior crisi economica e sociale della loro storia. Una situazione anomala, un’urgenza.

Vi proponamo l’analisi che Luigi Zingales ha proposto sul Sole 24 Ore nell’articolo Ma ora nulla sarà più come prima:

“Tutti amano esagerare la natura epocale degli eventi di cui scrivono. Ma è difficile non farlo di fronte al salvataggio di Aig deciso martedì dal Governo americano e davanti alla proposta di un mega-fondo federale di salvataggio degli asset bancari, annunciata dal segretario al Tesoro Henry Paulson. Su Bear Stearns era stato varato un intervento straordinario, ma non così distante dai precedenti, come quello in Continental Bank. Il successivo salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac era, purtroppo, un atto dovuto, diretta conseguenza dell’ambigua privatizzazione di queste agenzie governative. Ma il soccorso a una compagnia assicurativa come Aig e la proposta di un trust pubblico per sostenere il sistema finanziario apre un capitolo nuovo in questa crisi e segna la fine del capitalismo as we know it, come l’abbiamo conosciuto finora. I principi dell’economia di mercato che hanno retto finora il liberismo americano sono stati infranti, con conseguenze difficilmente stimabili. E per capire la portata degli eventi è necessario fare un passo indietro.

Uno dei principi fondamentali di un’economia di mercato è che chi prende una decisione se ne assume il rischio. È questo nesso che incentiva gli individui e le imprese a compiere scelte corrette e spinge i sistemi economici a dotarsi di istituzioni e regole per favorire e migliorare queste scelte. Le agenzie di rating – oggi sul banco degli imputati – si sono sviluppate maggiormente negli Stati Uniti perché nell’800 l’amministrazione americana si rifiutò – a differenza di molti Governi europei – di garantire il debito delle nascenti ferrovie. E le moderne tecniche di diversificazione del rischio sono nate negli Stati Uniti per aiutare il settore privato a gestire i rischi che si è sempre assunto.

L’unica parziale eccezione a questo principio è stata fatta, storicamente, per il sistema bancario. A causa del ruolo che le banche hanno nel sistema di pagamenti, tutti i sistemi economici hanno una banca centrale che agisce come prestatore di ultima istanza ed estende credito alle banche solventi, ma in temporanea crisi di liquidità. In aggiunta, la maggior parte dei sistemi economici hanno una forma di assicurazione che garantisce i depositi bancari (ma non gli altri investitori) fino ad un certa cifra, per evitare panico e corse agli sportelli. In cambio di questi privilegi, in tutti i paesi al mondo il sistema bancario è fortemente regolato e vigilato. Lo scorso marzo, di fronte alla crisi di Bear Stearns, la Fed americana estese il ruolo di prestatore di ultima istanza in due direzioni: intervenne in soccorso di una banca d’investimento (che non era regolamentata) e non si limitò solo a un prestito ma si assunse il rischio integrale su 29 miliardi di dollari di mutui detenuti da Bear Stearns. Per la prima volta la Fed assunse il ruolo di investitore – non di prestatore – di ultima istanza. Anche se il valore delle azioni fu quasi azzerato, l’intervento della Fed protesse interamente i creditori di Bear Stearns. La motivazione per un tale intervento fu che il sistema bancario era troppo esposto nei confronti di Bear Stearns troppo impreparato per affrontarne il fallimento.

Si trattò di una mossa audace ma comprensibile, soprattutto se (come sembrò all’inizio) riusciva ad evitare il diffondersi della crisi. Il rifiuto di salvare Lehman Brothers sembrò confermare la natura eccezionale dell’intervento. Sei mesi dopo Bear Stearns, non c’era giustificazione per essere impreparati e chi, come Lehman, aveva rifiutato offerte di finanziamento dal settore privato perché troppo onerose, non poteva contare sull’aiuto del Governo. Nonostante il salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac – che purtroppo avevano sempre goduto di una garanzia implicita del governo – il fallimento di Lehman ripristinava il principio capitalistico di chi sbaglia paga. Ed è per questo che il salvataggio (a soli due giorni di distanza) di Aig appare un fatto così straordinario. Invece di limitare Bear Stearns a un’eccezione, il nuovo intervento estende in modo drastico e per molti versi drammatico i settori in cui la Fed interviene. Se le banche d’investimento potevano essere considerate affini a quelle commerciali, l’estensione al mondo delle assicurazioni spalanca la possibilità (o necessità?) di estendere il principio a tutti i settori. Se Aig viene salvata per i suoi intrecci con il mondo finanziario, come non estendere lo stesso principio a General Motors, coinvolta nel leasing delle automobili? E se Aig viene salvata per la sua dimensione e le conseguenze negative che questo avrebbe sul sistema economico, non salvare GM diventa politicamente insostenibile. Purtroppo non si tratta di un ipotesi così remota, tanto che entrambi i candidati alla Casa Bianca si sono espressi a favore di una prestito federale a GM in caso di necessità.

Il salvataggio di Aig estende drammaticamente anche il nuovo ruolo di investitore di ultima istanza della Fed. La struttura del prestito imita i takeover che i fondi di private equity realizzano su imprese fallite. Di fatto la Fed (e quindi il governo americano) è ora la padrona della più grande assicurazione al mondo, dopo aver acquisito due settimane fa le più grandi società di gestione dei mutui. Con la nuova proposta di Paulson, il governo finirà per possedere la maggior parte dei mutui americani. Neppure le nazionalizzazioni di François Mitterrand nel 1981, all’inizio del suo primo mandato come presidente francese, erano arrivate a tanto.”

Fonte: il sole 24 ore