Vasco Errani, presidente dell’Emilia Romagna e della conferenza delle Regioni. Ancora un incontro col governo dal quale siete usciti insoddisfatti. Perché?
«L’incontro è stato negativo perché il presidente del Consiglio non ha dato una risposta alle questioni precise da noi poste già un mese fa. Su tutte, la questione dei Fas su cui non c’è assolutamente chiarezza, si programmano e riprogrammano le risorse, si usa il Fas come un bancomat anche per la spesa corrente. Basti pensare al finanziamento dato all’azienda dei rifiuti di Palermo! E non ci sono garanzie e trasparenza rispetto ai piani di investimento che le Regioni debbono fare con le risorse che il governo si era impegnato a garantire. Si tratta di oltre 23 miliardi e 600 milioni. Il problema è molto serio perché noi stiamo programmando gli investimenti, se non abbiamo la certezza delle risorse, si blocca tutto, continueremo a tenere bassi gli investimenti pubblici e a non dare un contributo per uscire dalla crisi».
Quali sono gli investimenti di una Regione e quali ricadute hanno sui servizi ai cittadini?
«Sono investimenti in infrastrutture, nel governo e nella manutenzione del territorio, per lo sviluppo, per l’innovazione e ricerca, per la tenuta del sistema sociale, servizi, scuole, messa in sicurezza delle scuole e via dicendo. Stiamo parlando di lavoro, di occupazione, di interventi a sostegno del rilancio dello sviluppo e della tenuta sociale».
E a fianco c’è tutta la partita della sanità. Ci spiega che cosa succede?
«Succede che la Finanziaria ha tagliato 7 miliardi di euro per il 2010 e 2011. Significa che in quei due anni tutte le Regioni, anche quelle virtuose, si ritroveranno con i conti in rosso. È grave. Il il governo deve dire se vuole ridurre i livelli essenziali di assistenza, lo deve dire ai cittadini. Oppure deve costruire un accordo con le Regioni, come il presidente del Consiglio si è impegnato a fare nell’ottobre scorso».
Meno ospedali, meno ambulatori: ridurre i livelli di assistenza si traduce in questo?
«Le prestazioni sanitarie non saranno più garantite dal sistema sanitario. Perché o si riducono o si va in deficit. Quando il governo dice che non taglia la spesa sanitaria, dice una cosa non vera perché il taglio è già avvenuto nella Finanziaria 2009, per il 2010 e 2011. Facciamo una bella operazione verità e confrontiamoci nel merito. Il governo si assuma le sue responsabilità».
Voi tornerete all’attacco il 4 settembre…
«… Il 4 settembre vogliamo dal premier le risposte che non abbiamo avuto mercoledì sera. Perché abbiamo tanti problemi davanti: la crisi, gli ammortizzatori sociali che a settembre avranno un’impennata, il tema del dimensionamento scolastico che rischia di creare problemi serissimi».
A cosa si riferisce?
«Al taglio degli insegnanti. Nella mia regione avremo 10mila studenti in più e 1.653 insegnati in meno. Non è sostenibile».
E il fondo per la non autosufficienza? Il taglio è confermato?
«È azzerato per il 2010. Anche qui l’esempio dell’Emilia, nel 2009 abbiamo speso 411 milioni di risorse nostre e ne spenderemmo di più il prossimo anno. Ma il governo che dice di non aver tagliato la spesa sociale ha messo nel 2010 zero euro per questo fondo. Mentre nel decreto anticrisi c’è un paradosso».
Quale?
«Un articolo, in nome del federalismo fiscale, ricentralizza il fondo sociale 2009 (330 milioni di euro), e lo riporta in capo al governo. Si tratta di tutti i servizi, dall’handicap, ai servizi per i bambini per i ragazzi. Si parla tanto di federalismo, ma siamo di fronte a una pesantissima politica centralista, si raccolgono risorse tagliando alle Regioni e agli Enti locali, che vuol dire tagliare servizi e politiche per i cittadini».
Meno Stato più mercato nella sanità: è quanto teorizzato nel libro Verde del ministro Sacconi. Siamo già alla pratica?
«Penso che sia in atto il tentativo di smantellare il sistema sanitario nazionale, senza dirlo in modo esplicito. Si vuole smantellare per arrivare al cosiddetto doppio sistema, pubblico più privato. Ma faccio presente che in tutti i paesi del mondo dove esiste un doppio sistema la spesa complessiva pubblica per la sanità è a due cifre del Pil (dagli Usa, alla Svizzera, all’Australia). Noi spendiamo il 6,7% del Pil. È un errore sia economico, che sociale».

[fonte: l’Unità]