Studenti manifestano davanti al Senato
Davanti al Senato uno scenario surreale: migliaia di studenti assediano il palazzo sfidando il maltempo e l’imponente spiegamento di forze dell’ordine. In tutta Italia assistiamo a un susseguirsi di manifestazioni, cortei, scioperi, lezioni all’aperto, riunioni, assemblee. Al Senato nel frattempo il Pd attacca e chiede al governo di ritirare il provvedimento ma il presidente del Senato taglia i tempi all’opposizione durante le dichiarazioni di voto sugli emendamenti e in Aula scoppia la bagarre, Schifani sospende la seduta. Fuori piove ma nulla sposta gli studenti che assediano l’ingresso di Palazzo Madama. Giornata di tensione quella che segna la vigilia del voto sul dl Gelmini, e a poche ore dalla manifestazione in programma il 30 a Roma. Si organizzano pullman e treni per giovedì, i sindacati annunciano che sarà “una giornata storica per la scuola italiana”. Il decreto Gelmini si avvia verso l’approvazione, il 29 ottobre a partire dalle 9. Berlusconi, “sereno”, dice che “non si può mentire per sempre” e ribadisce: “La riforma è sacrosanta”.

La giornata al Senato. La seduta si apre con la determinazione di Schifani a rispettare il calendario dei lavori e a esaurire tutti gli emendamenti. Non c’è il numero legale, scatta la prima sospensione dei lavori. Il Pd, con la capogruppo Anna Finocchiaro, chiede il ritiro del decreto. L’Idv lo segue, l’Udc è d’accordo ma non accetta una variazione del calendario. Va in scena l’ostruzionismo con una serie di interventi, tutti regimentati allo spazio di un minuto, su disparati argomenti. L’opposizione esaurisce il tempo, Schifani non consente dichiarazioni di voto su alcuni emendamenti ritenuti dai democratici “particolarmente sensibili”. E’ il caos. Sventolano i cartelli dell’Idv (“L’istruzione costa? Provate con l’ignoranza”), la stessa Finocchiaro si dice “delusa” dalla gestione Schifani. Il presidente si è già detto pronto a una seduta notturna. La tensione sale ancora, Schifani sospende la seduta e convoca la conferenza dei capigruppo. Si stabilisce di andare avanti fino alle 22 con i lavori per terminare il voto degli emendamenti. L’opposizione ottiene più tempo, il voto viene fissato a domani con dichiarazioni dalle 9 alle 10. Finocchiaro si scusa con Schifani, lui sottolinea che i diritti dell’opposizione sono “sacri”.

L’assedio dei diecimila. “Né rossi né neri, solo liberi pensieri” è stato uno degli slogan scanditi dai diecimila studenti che hanno assediato l’ingresso di Palazzo Madama e che dal mattino hanno dato vita a sette cortei che hanno attraversato la città nonostante la pioggia. Con loro anche genitori, sotto il ministero dell’Istruzione, alcuni vestiti da Re Magi per portare in “dono” alla Gelmini quindicimila firme contro il decreto. Lezioni all’aperto a piazza Farnese, piazza Vittorio e Colosseo. Il rettore dell’Università di Roma Tre, Guido Fabiani, ha esortato gli studenti in assemblea a “lottare per far capire anche ai vostri colleghi che cosa vuol dire fare questa battaglia: la linea che dobbiamo portare avanti è quella del ‘no’ ai tagli all’Università perchè sono stati decisi per finanziare i tagli dell’Ici”. Momenti di tensione davanti al Senato: uno studente è stato fermato, poi rilasciato, perché aveva tentato di scavalcare le transenne. Mobilitazione bipartisan anche se continua il braccio di ferro tra l’anima di sinistra e quella di destra che si rinfacciano tentativi di strumentalizzare la protesta.

[fonte: Repubblica.it]