Anche la seconda Repubblica è arrivata alla fine. La prima era caduta sotto i colpi di “Mani Pulite”, questa a causa degli scandali della Regione Lazio e non solo. E ora? Ce ne sarà una terza? Con quali politici? Possiamo fidarci di chi ci dice: “non sapevo”? O di chi distingue fra legalità e moralità? Come se appropriarsi della cosa comune sia immorale, ma legale. Gli scandali di questi giorni segnano anche la fine del Federalismo italiano.

Il decentramento non ha portato né una diminuzione della spesa pubblica, né un miglior utilizzo delle risorse. Il moltiplicarsi dei centri decisionali si è risolto in un aumento dei privilegi e degli sperperi. L’autonomia si è rivelata un comodo paravento per dissipare denaro pubblico, senza che lo Stato potesse mettere in atto contromisure. A valle degli apparati regionali sono proliferate centinaia di società che hanno alimentato sprechi, pratiche di sottogoverno, clientelismo.

Il nostro Federalismo, fortemente voluto dalla Lega Nord, nasce grazie alle modifiche apportate al Titolo V, parte seconda, della Costituzione (artt. 114 – 133) con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3  (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione). A realizzare questa riforma fu la Sinistra italiana con i governi D’Alema – Amato.

Il Federalismo, però, non ha realizzato né una riduzione del debito pubblico, né un contenimento del costo delle Regioni. Dal 2000 al 2009, infatti, il nostro debito pubblico è passato da 1.300.269 milioni di euro (poco più di 1300 miliardi di euro) a 1.762.724 milioni di euro, mentre il costo delle Regioni è cresciuto da 119 a 209 miliardi di euro, con un aumento del 75,6%. Ossia tre volte e mezzo l’inflazione, ma soprattutto il doppio rispetto alla crescita registrata da tutta la spesa pubblica italiana, che è stata del 35%.  E il tutto senza che migliorassero i servizi offerti ai cittadini. Il fallimento della strada intrapresa sembra totale e senza possibilità di recupero.

Uscire da questo difficile momento è una grande sfida, che, per ora, non sembra alla portata della nostra politica. L’unica speranza è che l’Europa riesca ad imporre un comportamento più onesto e più integro ai nostri politici da commedia dell’arte.