Medeaonline sostiene l’appello (verrebbe da dire “purtroppo l’ennesimo appello”) che il quotidiano Repubblica promuove per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo al tentativo perenne, operato con precisione chirurgica da questo governo, di limitare i poteri della magistratura e il diritto all’informazione. Con la legge in discussione al parlamento italiano, infatti, le intercettazioni telefoniche finalizzate alle indagini giudiziarie saranno fortemente limitate, insieme ad una restrizione pressoché totale della possibilità di pubblicazione da parte della stampa.

Si sente ripetere dagli esponenti del governo Berlusconi  che queste limitazioni non varranno per i reati di mafia e terrorismo. Viene da rispondere: “Meno male, almeno questo…” Ma la vera domanda è un’altra: “Questa legge vale per i reati di falso in bilancio, frode fiscale, abuso d’ufficio, usura, corruzione, concussione e compagnia bella?” Insomma: rilfettere prima di votare. La gente di buon senso (e con un minimo di coscienza civica) comincia a non poterne più.

I giornali hanno il dovere di informare perché i cittadini hanno il diritto di conoscere e di sapere. La nuova legge sulle intercettazioni telefoniche è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini. Per questo va fermata.

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