GoogleIl business che fa brillare di luce propria Anne Wojicki, la moglie di Sergey Brin, e fa nascere sospetti di ambizioni “orwelliane” di un controllo genetico da parte della solita Google, comincia con l’ atto più elementare e più triviale: uno sputo. Sì, proprio uno sputo: raccolto in un kit venduto per 999 dollari dalla 23andMe (ovviamente via Internet) il campione di saliva serve per una nuova generazione di test casalinghi, a basso costo, sul Dna. La promessa? Consentire a ogni utente di esplorare la propria mappa genetica per conoscerne i misteri, le fragilità e soprattutto le malattie cui è maggiormente predisposto. La camicia va sempre troppo stretta? Non si digerisce bene il latte? Si prova un senso di nausea e repulsione di fronte a uno sformato di cavoletti di Bruxelles? E’ possibile che questi “difetti” non siano affatto casuali o frutto di un capriccio, ma dipendano dal patrimonio genetico ereditato alla nascita. E il kit di 23andMe permette di saperlo una volta per tutte. A differenza di altri test genetici condotti negli ospedali, di norma limitati a pochi geni, la 23andMe (il nome dello startup si riferisce alla coppia di cromosomi di ogni essere umano) si occupa dell’ intero genoma. Invece di decodificarlo nella sua interezza (3 miliardi di dati, per lo più comuni a tutti gli uomini), si concentra solo su una parte degli snips (single nucleotide polyphormisms), cioè di quei 10milioni di minuscole differenze disseminate nei 23 cromosomi. L’ azienda è stata fondata da due donne dal piglio manageriale e piene di energia: Linda Avey e Anne Wojicki. E’ soprattutto su quest’ ultima che si focalizza l’ attenzione degli investitori e dei media americani perché è la moglie di Sergey Brin, l’ exstudente di Stanford ed enfantprodige di Google (assieme a Larry Page), che a soli 34 anni ha già un patrimonio personale sui 14 miliardi di dollari (la cifra esatta dipende dalle fluttuazioni a Wall Street del motore di ricerca). Coetanea di Sergey, che ha conosciuto attraverso la sorella, un agente immobiliare che aveva affittato un capannone ai due giovani di Google, Anne ha sempre avuto il pallino degli studi scientifici. Viene da una famiglia di intellettuali: il padre Stanley è preside del dipartimento di fisica all’ università di Stanford, la madre Esther insegna giornalismo. E lei, la più piccola delle tre figlie, dopo il liceo a Palo Alto, in California, dopo la laurea in biologia nel 1996 nella prestigiosa università di Yale, ha lavorato per dieci anni come analista finanziario nel settore della sanità e biotecnologie. Contemporaneamente, si è lanciata nel business del consumismo genetico e si è sposata con Brin in un’ isola privata delle Bahamas. Il marito miliardario è stato tra i primi a credere nelle potenzialità del business, prestando alla società 2,6 milioni di dollari, che poi gli sono stati restituiti quando nel capitale dell’ azienda, che non è quotata in Borsa, è entrata la stessa Google con 4,4 milioni di dollari oltre alla Genentech (biotecnologie). Ed è stato l’ ingresso ufficiale del motore di ricerca a sollevare interrogativi sulle intenzioni di lungo termine di Brin e Page. Perché lo hanno fatto? Solo per una connection familiare? E perché i due, se fosse così, hanno anche comprato una partecipazione in una società della Silicon Valley che opera nello stesso campo, la Navigenics? Il timore è che Google, dopo essersi imposto nelle ricerche su internet, nella pubblicità online e aver avviato le attività di informatizzazione medica attraverso Google Health, punti a immagazzinare e indicizzare il patrimonio genetico dell’ umanità. Una ipotesi da brivido (o da film di James Bond). Per il momento la Avey e la Wojcicki – che hanno anch’ esse il quartiere generale a Mountain View, quindi all’ ombra di Google si rifiutano di discutere su possibili scenari fantagenetici. E insistono sugli aspetti scientifici della loro attività e sulle prospettive della 23andMe in un mercato, quello della genetica faidate, che secondo gli esperti varrà tra poco 1,5 miliardi di dollari all’ anno, grazie a una domanda ancora inevasa. Gli americani hanno capito che possono imparare, proteggersi e divertirsi con l’ uso della genetica. Già Craig Venter aveva avviato la mappatura del genoma, ma l’ obiettivo di AveyWojcick è più limitato e proficuo. Basta un clic sul sito internet www.23andme.com per abbonarsi al servizio dello startup, pagare con la carta di credito e comprare il kit. Lo sputo viene mischiato con una sostanza che ne preserva le qualità e mandato ai laboratori di nuova generazione. Dopo qualche settimana arrivano i risultati e una lista di 20 caratteristiche dominanti. I dati possono essere esplorati con un motore di ricerca, messi a confronto con altre mappature o discussi con esperti di genetica. Amy Harmon, una giornalista del New York Times che ha fatto da cavia a 23andme, ha scoperto di non possedere la mutazione che consente di digerire bene il latte. In compenso ha il genotipo GG nello “snip” rs3751812, che in media regala uno sconto di 3 chili in meno nel peso complessivo.

[fonte: Arturo Zampaglione – Repubblica.it]