Roma, 2006, Bruno Bonomo è un produttore cinematografico, o meglio; Bruno Bonomo era un produttore cinematografico. Negli anni ’70 sfornava “capolavori” trash passati alla storia del cinema (un titolo su tutti: Cataratte)

Ooggi cerca di arrivare a fine mese realizzando nei suoi studi televendite di divani e simili… Il suo matrimonio è giunto al capolinea e sua moglie, musa e protagonista indiscussa dei suoi passati successi cinematografici, preme perché si arrivi il più in fretta possibile al divorzio. I suoi figli crescono rapidamente e lui fa fatica a seguirli, ad essere presente. In più il suo film su Cristoforo Colombo, il progetto della svolta e del grande ritorno, naufraga inesorabilmente. Insomma, Bruno Bonomo è un uomo finito; l’incoscienza e la disperazione sono tutto ciò che gli rimane di una vita che sembra non avere più alcun futuro. Si imbatte quasi per caso nel film sul Caimano ed all’inizio, avendo semplicemente sfogliato la sceneggiatura, pensa sia una storia d’azione con elicotteri e giochi di potere, qualcosa che potrebbe piacere al pubblico moderno. Quando comprende che si tratta di un film su Silvio Berlusconi ormai è troppo tardi: è troppo coinvolto nel progetto e comunque non ne ha altri per potersi “rilanciare”. Comincia così a brancolare nel buio alla disperata ricerca di finanziatori, di nomi famosi da scritturare, di tecnici, di professionisti, ecc. Il cinema appare un mestiere più simile all’artigianato che non all’arte o alla perfezione quasi meccanica della televisione. Il film, da questo punto in poi, prende due strade che corrono parallele e che – in modo sottile e complesso – si influenzano vicendevolmente: da una parte la vita per episodi del Caimano, dall’altra la vita di Bonomo. Nel districarsi in questo intrico narrativo Moretti da prova di tutte le sue abilità. Il rischio, per quanto riguarda le vicende del Caimano, è (come lui stesso dichiara nel film) di raccontare cose già viste, già sentite, che la gente conosce e che hanno ormai stufato. Ma il film scorre al ritmo trasognato della produzione di Bonomo, un personaggio che non ha alcun filtro tra la vita ed il lavoro, un uomo che osserva incapace di reagire lo sfacelo della propria vita mentre tenta di raccontare lo sfacelo dell’intera nazione. Quest’approccio inusuale, imprevedibile ad una storia che – prima dell’uscita nelle sale – era già stata etichettata come di propaganda politica, ancora una volta sottolinea il divario tra due opposti modi di concepire e raccontare la vita: coi tempi lunghi del cinema o con i secondi contati della televisione. Moretti getta uno sguardo disincantato e sereno sull’Italia dopo cinque anni di governo Berlusconi e non si può fare a meno di rilevare come, in un paese dove la crisi del cinema è spesso strumentalizzata e mai affrontata seriamente, lo stesso Bonomo, produttore di serie B ridotto sul lastrico, rappresenta l’antagonista ideale del Caimano. Il Caimano non è stato fatto con l’intento di portare elettori al centrosinistra: non farà cambiare idea a chi ha già deciso e non convincerà gli indecisi. Data la sua indiscutibile qualità artistica fa semplicemente ridere l’atteggiamento di ostracismo che molti media hanno avuto nei suoi confronti. Ancora una volta in Italia la paura di inimicarsi il potente di turno ha dimostrato quanto sia efficiente il nostro giornalismo. Del resto, parafrasando il produttore straniero che si associa a Bonomo per finanziare il Caimano, questa è e resterà sempre la solita “italietta”.