Per iniziare bene l'anno, dopo i bagordi delle feste, Medea vi propone un viaggio culturale e culinario in Friuli

A cena con gli antichi romani: i piatti dei nostri progenitori diventati specialità friulane

Chissà se gli antichi romani caricavano nelle loro barche al porto di Aquileia i vini destinati poi alle tavole laziali e se già allora conoscevano le eccellenze dei prodotti del Friuli Venezia Giulia? Lo possiamo supporre concretamente grazie ad alcune tipiche prelibate delicatezze culinarie friulane che sono, ancor oggi, preparate secondo le antiche ricette di quello che fu il più antico cuoco romano, Apicio.

Queste gustose pietanze sono preparate tutt’oggi in alcuni ristoranti della zona di Aquileia e di Torviscosa. Quella parte di territorio, infatti, è rimasto come un piccolo angolo della regione Friuli Venezia Giulia dove si trovano ancora numerosi resti romani e dove, da più di vent’anni, si imbandiscono sontuose cene in cui sapientemente coniugano, in un gradevole equilibrio, le ricette dei trattati e ricettari antichi di Apicio e i famosi vini delle aree Doc, dimostrando ai palati di oggi come l’enogastronomia friulana sia decisamente figlia di Roma.

Nello specifico, curiosi e  appassionati che abbiano voglia di assaggiare sapori intensi , magari accostamenti che appaiono forse un po’ azzardati (in quanto i romani spesso accostavano il dolce al salato per coprire il gusto di una conservazione dei cibi che metteva sulle loro tavole piatti anche diverso tempo dopo che erano stati preparati), possono farlo proprio nei ristoranti della Bassa Friulana, passeggiando fra le rovine antiche di Aquileia, gustando la bellezza  dei suoi magnifici mosaici e i resti di antiche strade o ancora, a Torviscosa, dove sono visibili le tracce della Via Annia che collegava Adria a Forum Iulii, attraversando i territori dei tre importanti centri di Padova, Altino e Concordia.

Aquileia: gioielli di pietra

Famosa un po’ in tutto in mondo in quanto riconosciuta come gioiello culturale ed artistico che è stato, inoltre, riconosciuto come patrimonio dell’Unesco, Aquileia fu fondata dai romani nel 181 a.C. e fu, in un primo tempo, baluardo contro l’invasione dei popoli barbari e buon punto di partenza per le spedizioni e conquiste militari e poi divenne, grazie alla sua buona rete viaria e ad un importante porto fluviale, sempre più strategica sotto il profilo del commercio di raffinati prodotti di artigianato (vetri, ambre e gemme).

Oggi è un luogo magico attraverso cui si può essere catapultati immediatamente nei fasti del passato, rimanendo allo stesso tempo ancorati alla magia del presente: gli antichi resti romani, infatti, ottimamente conservati e ben visibili sia all’aperto sia presso le sale del Museo Archeologico che vale sicuramente una visita, permettono a chi passeggia per questa cittadina di respirare un’atmosfera quasi surreale, portandolo ad immaginare come doveva essere la vita nella Roma dell’imperatore Tiberio, epoca in cui il cuoco Apicio visse e iniziò a sperimentare quelle ricette che sono arrivate sulle tavole del Friuli oggi.

Ma non solo per il palato, Aquileia e la sua vicina Torviscosa sono preziose da gustare. Ad Aquileia, infatti, è sita una Basilica Patriarcale dove riposa uno dei più straordinari complessi a mosaico esistenti al mondo. E’ davvero difficile descrivere a parole l’emozione che si prova a muovere i passi in una struttura così antica: è un viaggio sensoriale che ti avvolge nei cinque sensi e che ti fa venire voglia di chiudere gli occhi per appropriarsi, per prima cosa, del grande silenzio e della pace che regna in quel luogo.

Questa sensazione di serenità è completata anche dalla visione della scritta che si trova nella prima campata della Basilica: “[Theod]ORE / FELIX / HIC CREVISTI / HIC FELIX”, “Felice Teodoro qui crescesti, qui fosti felice”, e si ha l’impressione come se fosse quasi impossibile essere catturati dai mali del mondo in un contesto così scevro da influssi negativi esterni. Sia pure il semplice rumore del traffico o della voce della gente all’esterno poiché sembrano improvvisamente attutiti e azzerati dal silenzio della bellezza da cui si è circondati.

Lasciano a bocca aperta i mosaici presenti in tutto lo spazio, li si può guardare scorrendo e passeggiando lungo il perimetro della Basilica su di una passatoia in vetro e attira particolarmente l’attenzione la fantasia dei nostri progenitori latini che disegnavano con ricchezza di particolari e colori animali che forse nemmeno noi abbiamo mai visto nella vita se non in uno zoo: una lince, una lepre, una capra, asinelli, una gazzella, che vogliono significare l’abbondanza dei doni terreni di cui l’uomo può usufruire nella sua vita e di cui deve essere immensamente grato.

Torviscosa

Commento a parte merita invece Torviscosa: qui sono poche le antichità romane da vedere sopravvissute ai giorni nostri, solo qualche Cippo miliare, urne cinerarie, monete, ma importanti sono i resti, questi sì visibili, della Via Annia dove si è rinvenuta l’iscrizione che parla espressamente della stessa “ Via Annia labe conruptam” (la Via Annia parzialmente distrutta ) e del suo rifacimento “A porta usque ad septimum miliarem” (la Via Annia ricostruita dalla porta di inizio fino al settimo miglio) . Suggestiva a Malisana, frazione di Torviscosa, il cui fascino parte addirittura dal suo nome latino :  potrebbe derivare da Malsana” per la sua aria un tempo paludosa ed insalubre, come anche da “Mala Sana”, cioè guaritrice di malattie, per le proprietà curative che avrebbero le acque solforose che vi sgorgavano e sgorgano tuttora in abbondanza, particolarmente apprezzate dagli antichi romani, amanti delle terme.

Qui di particolare interesse è la chiesetta del cimitero, di origini protoromaniche (VI-VII secolo) e dedicata ai Ss. Pietro e Paolo dove ci sono affreschi attribuiti a Giovanni de Cramariis e Gianfrancesco da Tolmezzo (sec. XV), artisti friulani di chiara fama e bravura artistica mentre la romanità rimane osservabile grazie all’altare, retto da un rocchio (uno dei due blocchi di pietra, a forma cilindrica, che possono comporre il fusto di una colonna) di colonna dorica con una lastra di pietra.

Stravaganze culinarie

Tornando ad Apicio e alle sue ricette culinarie, questo cuoco, molto ricco, passò alla storia per le sue stravaganze culinarie: manicaretti a base di talloni di cammello, intingoli di creste tagliate a volatili vivi, triglie fatte morire nel garum della migliore qualità, oche ingrassate nei fichi secchi e ingozzate con mulsum, lingue di usignoli, di pavoni e di fenicotteri.

Oggi le ricette sono adattate coi nostri ingredienti ma si può rimanere stupiti dalle tante assonanze con la nostra cucina, ma anche dalle plateali differenze: i piatti tipici sono di origine tardo romana e riguardano, tra i primi piatti la zuppa di legumi, le crespelle, salumi ed insaccati di produzione propria oltre a piatti tipici friulani, come il frico, lo spezzatino di asino, le trippe, ed altre specialità stagionali, mentre tra i secondi: polpette e involtini in foglia di verdure di carne o molluschi; bollito misto, oca, anatra, tacchino in vari modi. Per il pesce, la gente di queste terre si è sempre sostentata con la pesca.

E usava come rifugio i tipici casoni di canne che popolano ancora la laguna. La cucina di mare, perciò, elabora tradizioni antichissime ed è rappresentata dal piatto tipico più famoso: il boreto a la graisàna. Per quanto riguarda i vini fin dall’epoca romana Aquileia è stata zona di produzione, commercializzazione e consumo di vino, come testimoniano antichi scritti e il ritrovamento di anfore e bicchieri.

Oggi, i produttori della zona lavorano con dedizione per valorizzare i vini più caratteristici di questo territorio:  primo fra tutti il Refosco dal peduncolo rosso, il più nobile dei vitigni autoctoni rossi friulani. La tradizione più accreditata vuole questo importante vino il diretto discendente del decantato Pucinum, il vino preferito da Livia, seconda moglie dell’imperatore Augusto, ma si degustano anche Cabernet Sauvignon, Tocai Friulano, Chardonnay, Pinot Grigio.