La crescente diseguaglianza nella distribuzione dei redditi, su scala mondiale, ha avuto un ruolo importante nell’innescare la crisi di cui siamo, ormai, tutti vittime? Esiste una relazione tra la concentrazione del risparmio nelle mani di pochi e la crisi economica attuale? Il dibattito accademico su questo argomento è al momento incandescente, ma tracciare un semplice quadro per orientarci e per dare una sbirciatina a quello che c’è dietro i provvedimenti fiscali e i tagli che ci piombano addosso, può essere utile e stimolante. Negli Stati Uniti, la ricchezza dell’1% superricco è più che raddoppiata, passando dall’8% del Pil degli anni Settanta al 20% degli ultimi tempi.  Una situazione che non accadeva dagli anni Venti.

Questa forte concentrazione della ricchezza in poche mani, sarebbe uno dei punti deboli del Capitalismo, in quanto ridurrebbe la domanda effettiva. Questo perché (tanto per fare un esempio) chi ha uno stipendio di 1000 euro al mese è costretto a spendere tutto (o quasi), mentre chi guadagna 1 milione di euro al mese spenderà solo una piccolissima parte di questi soldi, risparmiandone la stragrande maggioranza. La sua ricchezza non si trasformerà tutta (o quasi) in domanda di beni come nel caso di chi guadagna solo 1000 euro. Pertanto, un aumento della diseguaglianza tra ricchi e poveri frena l’economia. Anche in Italia, come evidenzia un rapporto della Banca di Italia (qui il rapporto completo), la ricchezza dei superricchi sta aumentando.

In questo contesto, per sostenere i consumi e, tramite questi, economia e occupazione, il governo Usa, ha incoraggiato una politica di prestiti facili (mutui subprime) e una politica monetaria fortemente espansiva. In sostanza ha cercato di compensare il tutto con l’unica arma di cui disponeva, ossia con una manovra di deficit spending (finanziamento della spesa pubblica in disavanzo) e tassi di interesse bassissimi. E, infatti, il debito pubblico americano (come anche il nostro e di molti altri paesi europei) ha avuto negli ultimi anni una forte impennata.

Il sistema ha funzionato fino a quando sembrava controllabile. Ma nel 2007-2008, schiacciato dalla crisi dei mutui subprime e dal debito pubblico fuori controllo è crollato. Quello che si è verificato in America è successo anche in Italia e nel resto d’Europa. Ora che siamo nel pieno della crisi, con debiti pubblici fuori controllo, scarsa domanda e ricchi sempre più ricchi la soluzione è veramente difficile. L’unica, vera, possibilità che avremmo, sarebbe quella di attuare una lenta redistribuzione dei redditi per far crescere in maniera “naturale” i consumi. Ma non credo sia di facile realizzazione.