Difficile condensare in un unico film, I racconti di Terramare (2006), il contenuto di due interi romanzi, soprattutto se fanno parte di un ciclo di storie complesse ed intricate come nel caso di Earthsea. Questa serie di romanzi e racconti sono opera della scrittrice statunitense Ursula K. Le Guin. Come sono finiti in un film dello Studio Ghibli è presto detto.
Hayao Miyazaki – l’autore culto di film d’animazione giapponesi noto in occidente per pellicole come la Principessa Mononoke (1997), La città incantata (2001) e Il castello errante di Howl (2004) – già nei primi anni ‘80, quando ancora era poco conosciuto all’estero, aveva richiesto alla Le Guin i diritti per realizzare un film dai suoi romanzi. L’autrice però, ignorando completamente il lavoro del maestro giapponese, si era rifiutata di concedergli l’autorizzazione.Una decisione quantomeno sconsiderata e sicuramente poco lungimirante. Possiamo solo immaginare come si sarà sentita la Le Guin quando cominciarono a circolare anche in occidente i primi lavori di Miyazaki e, sia il pubblico che la critica, gli tributarono gli onori che meritava.
Tornata frettolosamente sui suoi passi l’autrice si dovette ancontentare del figlio di Hayao, Goro: il maestro Miyazaki era infatti impegnato con un altro progetto (Il castello errante di Howl).
Goro, alla prima esperienza di regia, colse quest’occasione più unica che rara per cambiare mestiere (prima si occupava della progettazione e della cura di parchi) e confrontarsi con l’eredità paterna.
Il risultato? Un film con grandi pregi ed enormi difetti. I difetti, come accennato in precedenza, risiedono tutti nella sceneggiatura: confusionaria, ridondante, retta tutta da una trama elementare di cui evidentemente lo stesso autore (Goro) non andava particolarmente fiero. Forse proprio da questa insoddisfazione derivano le tante aggiunte inutili e i riferimenti oscuri disseminati un po’ ovunque nel film. Considerando che si tratta dell’opera prima di Goro, ci limiteremo a dire che le motivazioni dei personaggi e la loro caratterizzazione appaiono approssimativi e insoddisfacenti.
I pregi stanno tutti nella componente visiva della pellicola. La cura con cui sono stati realizzati i fondali farebbe la felicità di qualsiasi studioso o appassionato di storia dell’architettura. I continui rimandi visivi all’arte bizantina e romanica contrapposta alle forme architettoniche e ai costumi tipici del nord europa testimoniano il lavoro maniacale che è stato fatto dallo Studio Ghibli. Armi, costruzioni, vestiti, paesaggi non possono che essere il frutto di uno sforzo completamente dedicato a un pubblico in grado di apprezzarlo e comprenderlo, un pubblico adulto. Un impegno costante che è anche una delle caratteristiche peculiari dello Studio Ghibli che ormai rivaleggia, e in molti casi a surclassare clamorosamente, i rivali americani della Disney.
I racconti di Terramare è senza ombra di dubbio un piacere per gli occhi. Sfortunatamente lo spettacolo risulta mutilato, privo di una componente irrinunciabile: una storia capace di catturare e coinvolgere.