La vicenda Anemone ha sollevato, nuovamente, il problema della corruzione e del malaffare nella politica italiana. E’, oramai, indispensabile risolvere la questione morale. Ma per farlo non bastano le solite parole, i soliti progetti di legge e le solite dichiarazioni di facciata, cui, purtroppo, siamo tristemente abituati. Bisognerebbe non delegittimare continuamente la Magistratura e non ostacolare le intercettazioni telefoniche. Bisognerebbe non invocare il Lodo Alfano, il legittimo impedimento, l’immunità parlamentare e i mille stratagemmi che sono continuamente pensati per difendere la “fortezza del Potere”.

Quando le borse crollano, la disoccupazione aumenta e un’infermiera muore dissanguata perché senza stipendio, la corruzione e la prepotenza della politica sono veramente intollerabili e ingiustificabili. Quando le famiglie soffocano, la cassa integrazione aumenta, l’economia ristagna e, nonostante tutto, si chiedono ulteriori sacrifici, bisognerebbe trovare il coraggio di punire chi ha tratto profitto della sua posizione privilegiata. Bisognerebbe che i politici onesti isolassero i corrotti con decisione. Rifuggendo dal  corporativismo e dal senso di appartenenza. La stessa credibilità della politica è in gioco.  L’ipocrisia di chi già afferma che non siamo davanti a una nuova Tangentopoli è inammissibile. Perché porre dei limiti a priori? Lasciamo che la Giustizia agisca liberamente e senza preconcetti. Chi non ha confuso la politica con l’affarismo e la furbizia non ha nulla da temere.

Arrivati a questo punto, la Lega deve dimostrare che la sua onestà e il suo rigore sono autentici. Non può limitarsi alla risibile ipotesi di diminuire gli stipendi dei parlamentari del 5 %.  Deve indicare con chiarezza se starà con i “ladroni romani”, oppure con i cittadini tartassati e derubati.